L'ombelico dell'Urbe

Luogomagico a cavallo tra sacro e profano, spazio dell'Urbe che ha mutato mille volte riti e funzioni. L'ultima otto anni fa. Era il 4 dicembre 2003, quando l'ex Galleria Colonna è stata riaperta al pubblico dopo quattro anni di lavori di restauro. Per lei cominciava una nuova vita, con la dedica all'indimenticato Alberto Sordi. Alla vita e ai cambiamenti di quest'angolo cruciale della Capitale è dedicato «La Galleria di piazza Colonna», volume edito da Umberto Allemandi & C. e Sorgente Group. Il libro è arricchito da un prezioso corredo fotografico che ripercorre la storia della Galleria dalla progettazione ai primi del Novecento fino ai giorni nostri. Riflettori puntati anche sulla piazza che ospita l'edificio, con le importanti eredità architettoniche. Il racconto si arricchisce di note di storia del costume che proiettano nel passato per approfondire dinamiche sociali e storiche, attraverso contributi scientifici tra cui quelli di Valerio Massimo Manfredi, Claudio Strinati, Eugenio La Rocca, Carlo Olmo, Sergio Pace e Francesco Piccolo. La vera novità introdotta è lo studio multidisciplinare delle vicende dell'antichità di quella che oggi chiamiamo piazza Colonna, con un excursus nell'età di Augusto e degli Antonini. Si tratta di un'indagine a tutto tondo, che punta i riflettori sugli aspetti sociologici e urbanistici della città, senza tralasciarne gli elementi sacri. C'è uno studio sui recinti, gli altari e le colonne individuabili nella zona di Campo Marzio, fino all'area che adesso si identifica con piazza Montecitorio. Il percorso sale così a ritroso fino alla fine dell'Ottocento, quando Palazzo Piombino fu demolito, passando per i primi anni del Novecento. Da qui si arriva al cuore del problema storiografico della vocazione dell'edificio: dal confronto con i Passages parigini si arriva alla natura di centro culturale, politico e commerciale che oggi caratterizza la Galleria. «La storia del concepimento ed edificazione del maestoso edificio - spiega Claudio Strinati, direttore scientifico della Fondazione Sorgente Group - è raccontata da Sergio Pace che la inquadra nella più ampia dinamica dell'urbanistica e architettura romana all'inizio del XX secolo. È la terza Roma che nasce e si sviluppa e piazza Colonna "rimane il cuore pulsante di un corpo che cresce a ritmi sostenuti, non sempre previsti né prevedibili. Le Gallerie appartengono ed enfatizzano le ritualità della società borghese». Un approfondimento è dedicato all'intera area di piazza Colonna, a cavallo dei secoli tra spazio abitato e sacralità. «Primo fra tutti c'è il tema della sacralizzazione dell'area - prosegue Claudio Strinati - che la distingue da ogni altra dell'antica Roma e Annalisa Lo Monaco indaga su questa grande e affascinante questione studiando i recinti, gli altari e le colonne individuabili nella zona del Campo Marzio, avendo come filo conduttore le cerimonie di divinizzazione imperiale, praticamente obbligate là dove sorgeva e sorge il Mausoleo di Augusto». Ma il racconto non dimentica il periodo di oblio e la chiusura della Galleria Colonna, superati grazie al paziente e accurato lavoro di restauro durato quattro anni del Gruppo Toti, che ha portato al recupero e alla ristrutturazione del complesso, nel rispetto della vocazione storica originaria e del valore artistico di questo magnifico edificio della Capitale. «Dal 4 dicembre 2003 la Galleria di piazza Colonna - conclude il direttore scientifico della Fondazione Sorgente Group - è stata restituita alla città di Roma e utilissime risultano nel volume le schede di Marzia Marandola che permettono di vedere, con assoluta chiarezza, il vastissimo edificio e di farcene apprezzare ogni aspetto. Tutte le analisi storico-critiche giustificano in pieno gli intenti nuovi, ma strettamente dipendenti dalla tradizione, con cui il Gruppo Sorgente si è posto nel ripensare totalmente la Galleria, per esaltarne proprio quella vocazione di luogo cruciale, dinamico e carico di passato che le precedenti generazioni ci hanno consegnato e che intendiamo esaltare adesso in tutte le sue molteplici potenzialità, per esprimerle in termini idonei all'attuale temperie culturale e civile». Una Galleria che è sempre in perenne movimento. Come la neve che cade sull'albero di Natale tricolore che saluta gli ospiti all'ingresso. Una Galleria che, a cento anni dalla sua nascita, continua a essere il fulcro attorno al quale gira l'ombelico di Roma.