Ecco la divina particella

L'enigmasul «bosone di Higgs», anche detto il «Santo Graal» della fisica, ha avuto una prima riposta: i ricercatori del Cern hanno «individuato» questa importantissima particella che «crea» la materia, dotandola di massa. Discorsi non facili, ma importantissimi e per i quali gli italiani sono in primissimo piano. La ricerca è stata condotta da due team differenti, con esperimenti denominati «Atlas» e «Cms», ciascuno all'oscuro dei risultati dell'altro. Ribattezzata «particella di Dio», il bosone, o meglio il «campo di Higgs» da cui è prodotto, è all'origine della manifestazione della massa e la conferma della sua esistenza potrebbe far compiere passi avanti nelle Teorie di Unificazione, verificate per le forze nucleari ed elettromagnetiche, ma dalle quali la gravità rimane ancora esclusa. Questa «divina particella», grazie alla quale esiste la massa è l'ultimo mattone necessario per confermare con i dati la teoria che costituisce il pilastro della fisica contemporanea, chiamata Modello Standard, il modello che prevede l'esistenza di tutti gli «ingredienti» fondamentali dell'Universo così come lo conosciamo. Questi primissimi dati sul bosone di Higgs, che fino a poco fa era un'entità teorica, sono stati presentati da Fabiola Gianotti e Guido Tonelli, entrambi dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, in una sala che ieri si era riempita già alle 11, con ben tre ore di anticipo rispetto all'inizio della conferenza, davanti ad oltre cento giornalisti provenienti da tutta Europa, Stati Uniti e Giappone. La particella di Dio nasce nel 1964, il nome fu coniato da dal premio Nobel per la Fisica Leon Max Lederman, quando i fisici ne ritennero indispensabile l'esistenza nel quadro delle teorie che descrivevano il mondo dell'infinitamente piccolo, appunto il Modello Standard. Prese l'altro suo nome da Peter Higgs, titolare della cattedra di Fisica Teorica all'Università di Edimburgo. Alle notizie da Ginevra il «papà» del bosone ha commentato: «My God!». A raccontare la curiosità è stato, ieri al Cern di Ginevra, il coordinatore italiano dell'esperimento Cms, Guido Tonelli. A 82 anni, Peter Higgs è comunque prudente. «Sembrava davvero un po' terrorizzato dall'idea che si arrivasse al dunque!», ha spiegato Tonelli. I dati illustrati al Cern premiano il lavoro dei fisici teorici italiani Luciano Maiani, Giorgio Parisi, Roberto Petronzio e Nicola Cabibbo, quest'ultimo scomparso nel 2010, dando ragione alle loro previsioni fatte nel 1979. E proprio il fisico Luciano Maiani ha detto che si tratta di rivelazioni «entusiasmanti». I risultati presentati, ha aggiunto, «coronano mezzo secolo di studi. Si conclude nel modo più bello la linea di ricerca inaugurata da Enrico Fermi alla quale la fisica italiana ha dato contributi cruciali e nello stesso tempo si apre la strada ad una nuova fisica che è tutt'altro che lontana, è proprio qui dietro l'angolo». Per esempio, potrebbero essere scoperte nuove particelle «ombra» oltre quelle finora note, come prevede la teoria della supersimmetria: «che potrebbero essere la chiave per comprendere la materia oscura», ossia la materia finora misteriosa che occuperebbe il 25% dell'Universo. Insomma si stanno svelando i segreti dell'infinitamente grande e dell'infinitamente piccolo: la natura stessa del cosmo. Comunque, dicono continuamente i fisici del Cern: «non si può ancora parlare di una scoperta». Ma la strada è quella giusta.