«Se dirigo musica lo devo a papà»

AlParco della musica (Sala Sinopoli ore 21) con uno straordinario concerto di beneficenza si ricorderà la figura del grande produttore cinematografico. L'omaggio viene poi dai due figli: il direttore d'orchestra Carlo Junior e l'attore e regista Edoardo che evocherà aneddoti legati alla figura e all'opera del padre. In sala non mancherà la presenza di Sophia Loren, venuta ad applaudire i suoi pupilli in questa nobile iniziativa. Nel programma le colonne sonore de Il Dottor Zivago, La strada e La ciociara cederanno il posto alla Quarta Sinfonia di Ciaikovsky. Diplomatosi a Hartford, dal 2001 Carlo Ponti jr è direttore dell'Orchestra nazionale russa con cui si è esibito nel 2010 dinanzi al Papa e dopodomani all'Auditorio. Dallo stesso anno è direttore della San Bernardino Symphony Orchestra in California. Maestro Ponti, a che età ha cominciato? Ho iniziato a nove anni, dunque relativamente tardi a suonare il piano ma ero sempre circondato dalla musica. I miei genitori ascoltavano tanta musica, non solo classica ma anche jazz, le opere. Così ho preso confidenza con la letteratura sinfonica romantica: mio padre era sempre presente mentre suonavo il piano ed è stato lui ad esortarmi alla direzione d'orchestra. Quando ha scoperto il virus della bacchetta? È stato un approdo naturale, ma è stato un passaggio graduale. Ho iniziato cedendo alle richieste di mio padre e seguendo un seminario nel Connecticut: ebbi subito un ottimo impatto con l'orchestra e con i suoi supervisori. Prima, quando suonavo, l'emozione lavorava contro di me. Con l'orchestra, invece l'emozione, l'adrenalina le riversavo sull'orchestra. Che ricordo ha di suo padre? Invitava spesso Nino Rota a casa e parlava molto di quello che voleva per i film, era molto premuroso ed io andavo sempre sui set. C'era sempre da aspettare. Mi sono sempre sorpreso dal tempo che si aspetta: il filmato è solo una piccola percentuale del tempo che si passa sul set. Io guardavo e spesso parlavo con mamma. Quali i gusti musicali di sua madre Sophia? Mamma ama molto la Quinta e la Sesta di Ciaikovski, ma io eseguo ora la Quarta che era invece la preferita da papà. Chi dei due era più severo? Sicuramente mia madre. Era lei che dettava le regole comportamentali. Papà era più permissivo, ci viziava, comprava regali. Ed io sono lo stesso ora con mio figlio. Cosa pensa della musica filmica? È musica che tiene benissimo la sala da concerto, ovvero tiene il paragone con la classica. A Roma dirigo Rota, Jarre e Trovajoli, partiture che hanno la stessa sostanza molto romantica, emotiva, intensa, melodica di quella dell'800. Come mai cerca una consacrazione in Italia? Motivi affettivi o altro? Era logico scegliessimo l'Italia per un evento che onorasse mio padre. Mio fratello Edoardo leggerà alcuni brani che spiegheranno certi pezzi musicali legati a mio padre. Roma è una città che ha avuto molto significato nelle nostre vite. Io e i miei genitori abbiamo avuto un sostegno fantastico dalla comunità di Roma. A Roma mi legano i primi anni della mia vita (avevamo una villa a Marino) prima di andare a New York, Parigi e ora Los Angeles. Per un figlio d'arte è tutto più facile oppure no? All'inizio è più facile ma poi no perché la gente critica di più e accetta di meno. Così anche i manager. Ancora oggi sono oggetto di pregiudizi. Lei dimostra di prediligere il sinfonismo e soprattutto quello ottocentesco. E la musica contemporanea? Dove va la musica? Va sempre in due direzioni: l'avanguardia con musica non tonale e quella tonale. Io sono tonalista non sono un asettico chirurgo: amo la melodia. I miei modelli sono oltre a Mehta, amico di famiglia cui debbo tanti suggerimenti, Karajan e Bernstein. Cosa le manca dell'Italia? Mi manca la passione, il calore della gente. Ma in America siamo molto rispettati come tutta la comunità italiana. Da lontano non seguo la politica, ma solo i miei spartiti. Ma in definitiva cosa le ha insegnato innanzitutto Sofia? La dedizione, dedicarsi a peso morto ad un lavoro ed essere molto preparati in quello che si fa. Mamma sarà naturalmente in sala ad applaudirla? Of course.