di Lidia Lombardi Troppo uguali al libro ma meno coinvolgenti, asettici, senza colore, senza spessore.

Loha certificato la Fiera del Libro di Francoforte, la più rutilante del Continente, che si è svolta la scorsa settimana. I libri da tablet si ritagliano in Italia uno striminzito 0,04 per cento degli acquisti. Un flop? Presto per dirlo. Il futuro, asseriscono molti editori, è racchiuso qui. Però è un fatto che si prevedeva un'altra espansione del nuovo modo di leggere. Allora, chiediamoci perché. Il primo ostacolo è il prezzo del «mezzo». Un e-reader costa dai 119 ai 299 euro. E si intende lo strumento esclusivamente capace di farci scorrere sotto gli occhi le pagine di un volume. Il problema è che il catalogo è ancora limitato. Se invece l'opzione è per l'iPad, allora la cifra si raddoppia almeno. E però all'orizzonte si affaccia un device alla portata di tutti, come il Kindle Fire, che si comprerà con popolari cento euro. C'è poi un altro groviglio di fattori. Chiamiamoli fisici e psicologici. Meglio, affettivi, visivi, tattili. Meglio ancora, d'emozione (ed è il più bell'effetto che può fare un libro, quello d'emozionare). In Italia si legge poco (però Marco Polillo, presidente dell'Associazione Italiana Editori rivendica un più 0,1 per cento nella prima metà dell'anno in corso). Ma i fattori di cui sopra coinvolgono chi ama forsennatamente i libri e anche chi è lettore occasionale. Ebbene, sia i lettori forti che quelli deboli sentono la calamita del libro come oggetto. Per i primi è una «cosa» da vivere, facendo le orecchiette alle pagine «fondamentali», sottolineando certi passi, scrivendo sui margini. Gli altri, i volubili, sono invece colpiti da un titolo, da una copertina. Entrambe le categorie trovano nella offerta degli editori suggestioni che l'e-book non dà. Gli autori che hanno conquistato il pubblico, una volta individuati, vengono dati a iosa con fantasia di proposte. Si veda il fenomeno Camilleri, o quello di Antonio Pennacchi, che dopo aver vinto lo Strega viene ripubblicato nei primi romanzi, come «Mammuth» o «Palude», che aveva stentato per anni a far uscire. Le collane e i generi creano poi fidelizzazione da setta. Poi c'è l'effetto estetico. I libri sono belli (e non parliamo di quelli per bambini, che non finiscono mai di stupire, come quelli per esempio di Orecchioacerbo) sia nella copertina austera che in quella rutilante. Dice Carol Gullo, responsabile grafica della Newton Compton dopo aver lavorato dieci anni nella settore pubblicità, alla Saatchi e Saatchi: «Sugli scaffali o fuoriesci o non ti guarda nessuno. L'ho detto ad Avanzini, tenendo anche conto della vocazione commerciale della casa. Ecco il perché dei titoli grandi. E delle copertine lucide, che fanno brillare i colori. In alcuni casi ho cambiato la grafica, come per la collana "femminile" Anagramma. "Un regalo da Tiffany" della Hill è diventato un best seller». La cover e il formato hanno fatto la fortuna di Sellerio. I famosi libretti blu che incorniciano un dipinto - più vicini al quadrato che al rettangolo, a rilegare pagine di carta un po' grezza - sono da collezione e l'editore palermitano, che cominciò con Sciascia, ne sforna in continuazione. I libriccini di «Nottetempo» o quelli di «Via col vento» - il solo titolo a campeggiare sulla cover monocolore - creano uno stile. L'ultima tendenza, poi, è il primissimo piano sbattuto in copertina. Occhi, facce, Sempre di donna. Ipnotizzano, e insieme con l'alchimia del titolo - vedi il fenomenale «La solitudine dei numeri primi - fanno il best seller. Quando però la forza dell'autore prevalica tutto il resto, la copertina fa un passo indietro, l'editore non cerca la calamita. Ecco i classicissimi libri Adelphi, tutti uguali, tranne il formato e il colore, che varia da collana a collana. È un po' quello che avviene in Usa, dove la casa scompare a favore del titolo. Ma, al di là della fascinazione del libro in tre dimensioni, che cosa sarà di quello elettronico? Nato nel 2010, il mercato è aumentato nel 2011, sia in termini di titoli (erano 1.619 quelli in italiano a gennaio 2010, sono circa 18 mila ora) sia di fatturato, doppio rispetto a dicembre 2010. I dati sono dell'Aie, che comunque riconosce che lo 0,04 per cento di compratori in Italia rappresentano meno della metà delle stime iniziali. Comunque gli e-book italiani crescono: 19 mila i titoli contro i 6 mila di dicembre 2010. È aumentata anche la diffusione dei dispositivi di lettura, con oltre 390 mila e-reader venduti nel Paese (giugno 2011). Ci crede Mondadori, ci crede l'indipendente Newton Compton, che è stato il primo editore italiano a scommettere sul libro digitale e che ha messo 500 titoli in catalogo. Tra questi "Il mercante di libri maledetti" di Simoni è l'e-book più venduto. «Lentamente il mercato prenderà piede - dicono nella casa romana - I prezzi contenutissimi, in alcuni casi 1,49 euro, invitano a comprare. Chi viaggia può avere subito disponibile un volume non ancora uscito nel Paese in cui si trova. Per questo gli editori devono scommettere sul settore. Significa prendere il mercato giovane, lo stesso che sente ormai musica solo su Mp3». A Francoforte ha fatto capolino un altro supporto. Si chiama app, alla Buchmesse ce n'era uno che raccontava favole per bambini. Loro leggono ma, con questa diavoleria in iPad, possono per esempio soffiare sul tablet e buttare giù una casa. Davvero una rivoluzione.