Firth: "Gli 007 di oggi scavano più nel fango"

Firth, la Talpa. Applausi a scena aperta per «Tinker, taylor, soldier, spy» (in concorso) di Tomas Alfredson, tratto dal bestseller «La talpa» di John Le Carrè (qui anche nelle vesti di produttore) con un cast superlativo (Gary Oldman, Mark Strong, John Hurt, Tom Hardy) nel quale spoiccava lo straordinario Colin Firth (premio Oscar e già Coppa Volpi). «Dopo "Il discorso del re" e l'Oscar qui non sono un protagonista assoluto. Ma cosa c'é di strano, capita e capiterà ancora. "La talpa" è la cosa migliore che mi sia stata offerta quest'anno e io ho scelto questo perché è un bellissimo film e avrà successo. Oggi, con la tecnologia e il web, l'informazione, come nel caso di Wikileaks, tende più a scavare nel fango». La raffinata pellicola, dal 20 gennaio al cinema distribuito da Medusa, mette a nudo gli 007 inglesi negli anni '70: soli, senza vita privata, rinunciano praticamente a tutto e si controllano l'un l'altro pur sentendosi una grande famiglia e passando il Natale tutti insieme. In un'intricata vicenda di spie internazionali in piena guerra fredda, con una ricostruzione degli ambienti che è tra gli elementi più preziosi dell'opera, l'Intelligence inglese, nome in codice Circus, sta tentando nel 1973 di essere al passo con lo spionaggio degli altri Paesi. Romantico Vasco. «Il rock ti dà l'idea che tutti possano farcela», così si apre «Questa storia qua», documentario di Alessandro Paris e Sybille Righetti su Vasco Rossi, presentato ieri fuori concorso sul Lido (senza il rocker, assente per i noti problemi di salute) e da domani distribuito da Lucky Red in oltre 200 cinema in tutta Italia, già sold out, collegati via satellite con l'evento. La voce di Rossi che si racconta e una quindicina delle sue canzoni più amate (da "Anima fragile" a "Albachiara" fino alla nuova "I soliti") fanno da filo conduttore a un percorso tenero e umano che si divide tra il suo impatto con il successo e il modo di viverlo, compreso il suo periodo meno conosciuto, quello dell'infanzia e degli anni passati a Zocca, il paese del modenese dov'é nato. Non mancano i periodi dolorosi: l'arresto nel 1984 per possesso di stupefacenti e la morte dell'amico chitarrista Massimo Riva. Dalle esperienze da dj e quelle di oggi, a Los Angeles, dove vive per qualche mese ogni anno e si ritrova al supermercato «senza che nessuno ti guardi». Ma ieri, anche se vasco mancava, sono state lette le sue parole: «Eccoci qua. Le Teste di Zocca. Un universo in un bicchiere di vino. tutto il mondo paese - scrive un Blasco addolorato per non essere qui a Venezia, perché ricoverato a Bologna da dove si può limitare solo a mandare gli auguri - Noi siamo una generazione cresciuta nel periodo più bello della storia dell'umanità. In un crescendo di benessere e di esplosione sociale».   In concorso. Oltre a «la talpa» e al cinese «A simple life» di è passato ieri «Dark Horse» dell'irriverente Toss Solondz. In una festa da ballo animata la macchina da presa si ferma su una coppia triste, una coppia di loser: lui è Abe (Jordan Gelber) un bamboccione americano grasso e con sguardo non troppo lucido mentre lei una tristissima e silenziosa Miranda (Selma Blair). È la prima sequenza del film che racconta la vita di Abe, il quale, appena conosciuta la ragazza, le chiede di sposarla. Il fatto è che il trentenne, che colleziona ossessivamente giocattoli e fumetti, non è per niente cresciuto, nella ditta immobiliare del padre, ma più che lavorare compra fumetti su E-Bay. Abe è uno che vive ancora in casa con due genitori (Christopher Walken e Mia Farrow) quasi pietrificati sul divano di casa dove vedono ossessivamente la tv. Il titolo significa in americano una persona che pur avendo potenzialità per riuscire si rivela poi un fallito. Finocchiaro debutta alla regia. Protagonista in «Terraferma» di Emanuele Crialese, la sua origine siciliana lei non l'ha mai voluta dimenticare. Per questo, tra i vari impegni come attrice, ha deciso di cimentarsi «come per gioco» in «Andata e ritorno», di cui è regista e produttrice, ieri in Controcampo italiano. «Avevo voglia di raccontare la Catania in cui sono nata, gli anni '90, quelli che ci facevano uscire dal periodo più buio della mafia, la morte di Giuseppe Fava, e ci facevano tornare nelle strade, a goderci la città e la musica - ha detto la regista - Mi è piaciuto scovare tutto il materiale che avevo e che ho trovato, gli esordi di Carmen Consoli nei pub, il fenomeno Denovo, Franco Battiato, la ballerina Emma Scialfa, il fotografo Carmelo Bongiorno e tanti altri. È stata un'immersione nei miei 20 anni e una fatica tagliare tutte quelle immagini che mi ricordavano la mia movida catanese. Fare la regia è un lavoro fagocitante, per due anni non ho quasi pensato ad altro, qui poi ero coinvolta anche come produttrice. Mi piace considerarmi un'artista a 360 gradi e quindi non escludo niente in futuro, anche se a me recitare piace da matti». Dopo Venezia tornerà ad impegnarsi nelle prove di «Questi fantasmi» accanto a Massimo Ranieri, per il ciclo teatrale di Raiuno. «Poi a febbraio sarò con Valerio Mastandrea protagonista del nuovo film di Ivano De Matteo, storia di una coppia in crisi che si separa e lui diventa un barbone».