Il leader del Pkk dall'agricoltura alle bombe anti turche

Erail 1798 e la definizione si riferiva agli abusi del potere rivoluzionario. Dopo tre secoli, terrorismo indica l'azione di chi vuole sovvertire uno Stato o/e le istituzioni internazionali con metodi violenti. Un fenomeno complesso e ancora oggi è difficile segnare con esatezza i confini tra terrore e resistenza. Gli Stati considerano terroristi chi invece sostiene di lottare per le proprie giuste rivendicazioni. Premessa necessaria quando si parla di Abdullah Ocalan capo indiscusso per oltre vent'anni del Pkk, il partito dei lavoratori del Kurdistan. Movimento che predica il separatismo armato contro la Turchia, ma inserito nella black list del terrorismo a causa delle azioni violente che non risparmiano obiettivi civili, con un uso indiscriminato di attentati dinamitardi dentro e fuori al Turchia. Abdullah Ocalan nasce, nell'aprile del 1948, in una famiglia di contadini nella Turchia Sud orientale, nel villaggio di Omerli, nella provincia di Sanlurfa, città legata alle tre religioni monoteiste per aver dato i natali, secondo la tradizione, ad Abramo. I genitori lo fanno studiare e lui si diploma alla scuola professionale per l'agricoltura e trova lavoro al catasto di Diyarbakir, città considerata capitale del Kurdistan. Persona curiosa e aperta, Ocalan si iscrive all'università di Ankara. La contestazione studentesca raggiunge anche la Turchia e gli studenti si dividono in gruppi di destra e di sinistra. Il movimento del '68 turco si infrange nel 1971 con il colpo di stato militare. In quegli anni lo studente-lavoratore Ocalan si avvicina alla causa curda. Studia la storia del suo popolo. Promuove un'associazione culturale. Non gli basta. Il golpe militare lo convince a fondare il Pkk di forte ispirazione marxista. Abdullah Ocalan diviene così Apo. Dopo alcuni anni a organizzare il partito. Si ispira a Fidel Castro, e così, come i barbudos sulla Sierra, Ocalan distribuisce nelle regioni Sud orientali della Turchia campi di addestramento militari, pianifica azioni di guerriglia. Quando ritiene che il suo esercito rivoluzionario sia pronto, Ocalan lancia la campagna militare. Attacchi contro le forze di sicurezza turche, ma anche contro i civili. Esporta il conflitto in Iran e Iraq dove vivono i curdi. Il sogno è creare un Kurdistan unito e indipendente e per raggiungere lo scopo, le azioni militari sono sempre più terroristiche. Vengono uccise decine di insegnanti e bruciate le scuole: luoghi di indottrinamento dell'ideologia turca, secondo Ocalan. Porta la guerra oltre i confini del Kurdistan e attacca obiettivi ad Ankara e Istanbul. Colpisce bersagli all'estero. Elimina senza pietà gli stessi curdi accusati di collaborazionismo. Abdullah Ocalan trova appoggi nell'universo marxista. Nonostante un mandato di cattura internazionale, Apo, viaggia molto, tesse rapporti e pianifica attacchi in Turchia e all'estero da Mosca, da Atene, da Berlino, da Zurigo. Viaggia, raccoglie soldi per acquistare armi e per mantenere la sua organizzazione. In Turchia il Pkk si finanzia chiedendo il pizzo alla popolazione: chi non paga vedrà i suoi campi o la sua attività distrutti. Uccisi chi denuncia. Il Pkk traffica in droga e in essere umani. Dal 1984 al giorno della cattura di Ocalan nel 1999, si contano oltre 25mila vittime firmate Pkk. La Guerra del Golfo del 1991 fa sperare a Ocalan di poter ottenere un riconoscimento internazionale, ma ben presto si accorge che non è possibile. Gli danno la caccia agenti di molte nazioni: la Turchia prima di tutto, ma anche Stati Uniti, la Siria, l'Iran e l'Europa. Gli appoggi di Atene e Mosca, degli anni Ottanta, si fanno sempre più tiepidi. La situazione mondiale è cambiata. Sul finire degli anni Novanta, Apo capisce di essere in difficoltà e cerca disperatamente un Paese che possa ospitarlo. Inizia così la lunga fuga di Abdullah Ocalan. E il Pkk intensifica le azioni terroristiche in Turchia: colpiti soprattutto obiettivi politici, intelletuali e sedi governative, luoghi di vacanze. Ocalan cerca riparo a Mosca: i servizi segreti turchi sono intenzionati a mettere fine all'epopea di Apo. la fuga a Mosca che non è più la capitale del comunismo e delle rivoluzioni internazionali, si risolve in un fallimento. Dalla capitale russa il leader del Pkk giunge a Roma scortato da Ramon Mantovani, parlamentare di Rifondazione Comunista. È il 12 novembre 1998. All'aeroporto di Fiumicino viene riconosciuto e Ocalan si consegna alla polizia chiedendo asilo politico. Ma la minaccia di boicottaggio verso le aziende italiane spinse il neo-formato governo D'Alema a ripensarci. Il governo italiano non poteva estradare Ocalan in Turchia, Paese in cui era ancora in vigore la pena di morte, e non poteva concedergli asilo: la concessione dell'asilo spetta infatti, in Italia, alla magistratura, che infatti lo riconobbe a Ocalan, ma troppo tardi. Abdullah Ocalan viene sistemato in una villetta, solitamente utilizzata per i pentiti di mafia, all'Inferetto, sul litorale romano, protetto dai Reparti speciali della polizia. La vicenda assume contorni da spy story. La Germania avrebbe potuto chiedere a Roma il rispetto del mandato di cattura emesso da Berlino, il cancelliere tedesco Schroeder, per non creare tensioni nell'ampia minoranza di immigrati curdi in Germania, lasciò cadere la cosa. Dopo 65 giorni, il 16 gennaio 1999, Ocalan fu convinto a partire per Nairobi, in Kenia. In quel «soggiorno» romano Ocalan scrive persino al Papa per cercare di ottenere l'asilo. Una lettera a Giovanni Paolo II che è un lungo atto di accusa contro la Turchia e i suoi crimini. In quella paginetta Ocalan esprime tutta la sua ammirazione per il Cristianesimo: «La mia idea di socialismo non mi porta lontano, anzi mi avvicina a quei valori», scrive Apo al Papa. E tra i crimini che Ocalan ascrive ad Ankara c'è anche l'attentato a Giovanni Paolo II. Il capo del Pkk, il terrorista Ocalan, rivela la sua verità: «Il signor Ali Agca non ha mai detto il vero, il suo non fu un gesto individuale. Egli fu liberato dal carcere da Nurettin Ersin, uno dei generali del colpo di Stato del settembre 1980». Ma la lunga fuga di Apo sta per aver termine. Ocalan non gode più dei contatti di un tempo. Il 15 febbraio 1999 Ocalan fu catturato dagli agenti dei Servizi segreti turchi del «Millî Istihbarat Teskilati» durante un suo trasferimento dalla sede della rappresentanza diplomatica greca in Kenya all'aeroporto di Nairobi. Nell'operazione c'è lo zampino della Cia e del Mossad che così hanno voluto dare una mano all'alleato turco. Apo fu incappucciato e fatto salire a bordo di un aereo messo a disposizione da un imprenditore turco e portato in Turchia, dove fu subito recluso in un carcere di massima sicurezza ad Imrali, un'isola del Mar di Marmara. Il suo arresto provocò immediatamente una serie di massicce proteste di curdi e non, che in vari punti del globo presero d'assalto le sedi diplomatiche greche e turche. Anche in Italia a causa dell'arresto vi furono manifestazioni di protesta: a Roma sfociarono in guerriglia urbana con assalto della sede delle linee aree turche. Ocalan ottenne la pena di morte commutata nell'ergastolo grazie alle pressioni dell'Unione Europea e dalla volontà della Turchia di entrare nell'Ue. In prigione, per lungo tempo in isolamento, Ocalan ha propagandato una soluzione pacifica al conflitto curdo entro i confini della Turchia e si è detto favorevole a una «Commissione di Verità e Giustizia» alle istituzioni curde per investigare i «crimini di guerra» commessi dal Pkk e dalle forze di sicurezza turche. Il 28 settembre 2006 Ocalan ha fatto rilasciare una dichiarazione al suo legale, Ibrahim Bilmez, nella quale chiede al Pkk di dichiarare un armistizio e cercare di raggiungere la pace con la Turchia. Ma ormai Apo non è più il leader del Pkk. Dalla cella da cui può scorgere solo il via vai di navi nel Bosforo, Ocalan ha rivisto le sue idee. Lascia l'ideologia filo marxista, legge Nietzsche e scrive testi sulla storia della Mesopotamia e delle religioni. Un infarto, e la detenzione, hanno cancellato lo spirito guerriero che aveva seminato terrore in Turchia e in Europa in nome dell'indipendenza curda. Laggiù sulle montagne Sud orientali della Turchia il terrore continua, Il Pkk non ha abbandonato le armi e colpisce civili e militari così come ha insegnato Apo. Domani Carlos