«Vi racconto i santi. Me compreso»

diGIGI MARZULLO «Tutti Santi me compreso», è l'ultimo suo libro dopo aver scritto degli eroi e dei miti dell'antica Grecia e della vita dei filosofi. Perché lo ha scritto? «Ho pensato di dedicare un libro alla vita dei Santi e le spiego il perché... Quando ho scritto di filosofia qualcuno ha detto che probabilmente i filosofi dell'altro mondo mi avevano aiutato. Quindi ho pensato che se avessi scritto un libro sui Santi di sicuro avrei avuto anche il loro aiuto». Qual è il suo santo preferito? «Sant'Agostino, perché è stato lui ad inventare il Purgatorio il luogo, dove spero di essere accolto almeno per i primi secoli». Crede in Dio? «Mi sono sempre chiesto come sia possibile credere in Dio. Ma anche come sia possibile non crederci». Un ricordo di sua madre? «Di mia madre ho scritto in tutti i miei libri. Ricordo che non buttava via niente. Riempiva la casa di oggetti inutili e aveva persino una scatola con sopra scritto "spaghi troppo corti per essere usati"». E un ricordo di suo padre? «Se penso a mio padre mi viene in mente l'anno in cui frequentavo la prima ginnasio. Era il 1938 e nel regalarmi una penna stilografica - Waterman nera - disse "Questa penna ce l'ho da più di dieci anni, se la perdi ti uccido"». Un ricordo di sua figlia? «Grazie a Dio non ho un ricordo, perché preferisco il presente. Qualsiasi cosa faccio nella vita, immagino che lei sia seduta di fronte a me». La famiglia è un valore? «Sicuramente. E ricordo con nostalgia la mia quando, da bambino, mi chiedevano cosa volevo fare da grande. Io senza esitazione rispondevo: "Zio Luigi", uno zio a cui volevo molto bene». La vita va presa a schiaffi o a baci? «Non saprei. Penso che nella vita ci voglia fortuna». Un suo rimpianto? «La prima persona che mi viene in mente è mia moglie. Il rimpianto è che non sia più mia moglie. E poi la mia giovinezza». Che cosa pensa di Napoli e del Napoli? «Il Napoli è una fede che mi fa sentire vicino alla città nella quale sono nato. Da quando mi sono trasferito a Roma la prima cosa che domando ai miei amici napoletani, quando ci incontriamo a cena, è cosa ha fatto il Napoli. Così mi sento un po' a casa». Ingegnere, filosofo, scrittore: ma come si sente? «Ho avuto la fortuna di vivere una prima parte della mia vita come ingegnere e dedicare il resto alle altre mie due grandi passioni: la scrittura e la filosofia». Una sua paura? «L'unica cosa che mi spaventa è il dolore. Anche se è una fortuna che esista. Altrimenti molti mali non verrebbero scoperti in tempo». L'Italia è il più bel Paese del mondo? «A me piace». La morte le fa paura? «No, la considero un grande dono di Dio». Cosa pensa degli scrittori italiani? «Sono stati fortunati perché sono nati in Italia». La libertà è? «La scrittura» Il potere è? «Il desiderio del potere è una perversione dell'animo umano. Perché il potere finisce col dare disturbo all'amore e perché in qualche modo è anche nemico della libertà». Cosa le manca? «Ho raggiunto un'età in cui vivere vuol dire rivivere l'esperienze già vissute. Sono solo e mi piacerebbe poter condividere quegli stessi momenti con un'altra persona». Qual è la buona letteratura? «Quella che fa ridere. È più facile far piangere che far ridere». E il buon cinema qual è? «È un po' come per la letteratura: il sublime nasce nel momento in cui il comico e il tragico coincidono. Come quando l'Apollineo e il Dionisiaco si mettono al letto per fare l'amore». Ma chi è Luciano De Crescenzo? «La domanda è troppo difficile. Sarei portato a dire che è una persona buona, perché sono convinto che vivono meglio i buoni che i cattivi. Poi dovrei dire che è una persona molto fortunata».