La quinta dimensione è realtà

«Pronti per il salto temporale!»: dalla plancia dell'astronave Enterprise l'avvertimento risuona a tutto l'equipaggio. Nell'universo di Star Trek il viaggio in una delle dimensioni oltre quelle conosciute è routine. Fantascienza? Sì, oggi. Ma quando si parla di viaggiare oltre lo spazio e il tempo gli scienziati, ora, non si fanno grasse risate, ma cercano di capire quali leggi governano gli universi oltre il nostro. Perché la quinta dimensione (e anche la sesta, la settima, l'ottava...) e gli universi paralleli esistono. Parola di Theodor Kaluza e Oskar Klein. E infatti si chiama «KK», dal nome dei due scienziati, la particella che dimostrerebbe l'esistenza delle dimensioni oltre alle quattro finora note (cioè le tre dimensioni spaziali più il tempo) e che potrebbe essere prodotta dal Large Hadron Collider, il super-acceleratore di particelle del Cern di Ginevra. L'affermazione, tutt'altro che azzardata, è stata fatta dalla fisica delle particelle e cosmologa di livello internazionale Lisa Randall, professoressa di Harvard, ospite nei giorni passati al Festival delle Scienze che si è appena concluso a Roma. In maniera un po' ironica il festival è stato denominato «La fine del mondo. Istruzioni per l'uso», con un chiaro riferimento al timore di molti che a «giocare» troppo con il super-acceleratore si rischi di creare un mini-buco nero che inghiotta la Terra. Ma la cosmologa ha voluto rassicurare tutti. «La fine del mondo non arriverà certamente dai buchi neri prodotti dal Large Hadron Collider», ha detto la Randall. «Che fenomeni di questo tipo possano essere prodotti dall'acceleratore è improbabile, ma, se anche lo fossero, non creerebbero problemi perché avrebbero una vita brevissima», ha aggiunto. Dall'LHC le star della fisica (e Lisa Randall è una di queste) si aspettano ben altro. Molto più realisticamente le collisioni fra protoni che avvengono alle altissime energie dell'LHC potrebbero rivelare le dimensioni «invisibili», oltre a quelle note. «L'esistenza di extra-dimensioni era stata prevista nel 1929 dal fisico Theodor Kaluza - ha aggiunto Lisa Randall - e per la prima volta solo adesso potrebbero essere dimostrate empiricamente». A rivelarne l'esistenza, ha detto, potrebbe essere la particella «KK», dalle iniziali dello stesso Kaluza e di Oskar Klein. Il matematico polacco Theodor Kaluza pubblicò la teoria della quinta dimensione nel 1921, con la benedizione di Albert Einstein. Il fisico svedese Oskar Klein, cinque anni dopo, ne colmò alcune lacune. Ma solo oggi, con il super-acceleratore di particelle, è possibile la verifica pratica della teoria.