Il comico delle due isole

Nonera siciliano, ma sardo, eppure Tiberio Murgia, famoso per il personaggio di «Ferribbotte» nei «Soliti ignoti», è stato il capostipite di una generazione di comici siciliani. Ha creato la macchietta del siculo, con baffetti e capelli impomatati, sempre a caccia di «femmene», ma geloso fino a diventare sanguinario per difendere le donne di famiglia. E la cosa buffa è che lui, Murgia, un po' era così veramente. Tiberio Murgia, nato ad Oristano 81 anni fa, da tempo malato, si è spento in una casa di cura per anziani a Tolfa, vicino a Roma. Iniziò la carriera nel cinema da caratterista e lo è rimasto tutta la vita, attraversando cinquant'anni di storie, generi, vicende belle e brutte del cinema ed anche un po' della televisione italiani. L'esordio ne «I soliti ignoti» lo deve al regista Mario Monicelli che lo vide, per strada, e lo volle a tutti i costi nella parte del siciliano Ferribbotte. «Per una vita Tiberio mi ha ringraziato affettuosamente di avergli fatto cambiare vita - racconta Monicelli - Faceva il cameriere a Roma a via della Croce, aveva una faccia altezzosa, sempre sospettosa, su un corpo esile e nervoso, lo scelsi per il ruolo del siciliano, anche se lui era sardo e con un forte accento, infatti fu doppiato». Murgia era arrivato nella Capitale in modo avventuroso: comunista doc, acuto e intelligente, da Oristano era stato inviato in provincia di Roma, alla Scuola del Partito di Frattocchie. Ma una relazione clandestina con una compagna, lui era sposato, gli costò l'espulsione dal partito. Dovette emigrare in Belgio, a Marcinelle. Scampò alla tragedia, ma «beccato» a corteggiare una donna sposata dovrà ancora fuggire. Tornato a Oristano si renderà la vita impossibile sempre per la passione di corteggiare donne sposate. Alla fine si ritroverà a Roma, a fare il lavapiatti in una trattoria. In quel ristorante incontrò Monicelli. «Ha interpretato tanti film - afferma il regista - ma in fondo sempre lo stesso ruolo per il quale lo avevo scelto nei Soliti Ignoti, un siciliano geloso e sciupafemmine. Un cosa curiosa, ma lui ne era contentissimo». Murgia con Monicelli farà pochi film, «ma siamo sempre rimasti in contatto - conclude il regista - era carino, con me, generoso». Murgia, attore per caso, lavorerà con tutti i grandi del nostro cinema: Totò, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Claudia Cardinale, Renato Salvatori, Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Monica Vitti... Oltre che da Monicelli è stato diretto da registi come Vittorio De Sica e Nanni Loy. Murgia dopo l'esordio con «I soliti ignoti» e il seguito nel '60, «L'audace colpo dei soliti ignoti», firmato da Loy, girerà ancora due film con Monicelli: «La Grande Guerra» (1959) e «La ragazza con la pistola» (1968). Partecipa anche a «Costa Azzurra» (1959), «Le svedesi» (1960), «Caccia alla volpe» (1966). Poi tante parodie e musicarelli, film balneari, commedie in costume per approdare, negli anni Settanta, al filone erotico: «La soldatessa alla visita militare» , «La liceale», «Il diavolo e l'acquasanta». Solo in «Operazione pappagallo», dell'88, di Marco Di Tillo, sceneggiato da Piero Chiambretti, Murgia non viene doppiato, ma parla con la sua voce. L'ultima apparizione, pochissimo tempo fa, nella fiction tv «Tutti pazzi per amore 2». Lo ricorda con affetto Claudia Cardinale che con Murgia, nei Soliti Ignoti, iniziò la carriera. «Quando l'ho saputo mi sono venute le lacrime agli occhi. La morte di Tiberio Murgia è stata una notizia terribile», ha detto la Cardinale che nel film del '58 di Monicelli interpretava la parte della sorella di Ferribbotte, perseguitata dalla sua gelosia. «Quando l'ho conosciuto giravano il mio primo film. Non avevo neanche vent'anni - racconta la Cardinale - Lui aveva un viso incredibile con quelle sopracciglia sempre aggrottate, quegli occhi... era piccolo di statura. Nel film faceva il siciliano, invece era sardo». Con lui e Renato Salvatori la Cardinale girò tutte le scene: «Purtroppo se ne sono andati tutti e due, per me è tristissimo - ha detto l'attrice - Sono vicina alla sua famiglia e lo porto nel cuore». Nei Soliti Ignoti la battuta più famosa di Murgia: «Femmina piccante, pigliala per amante. Femmina cuciniera, pigliala per mugliera!». È bello ricordarlo così.