Francesca Merloni, il pallino dei versi

Da oggi a domenica si terrà a Fabriano il festival «Poiesis», una terza edizione con importanti novità. Ne parliamo con Francesca Merloni, che ne è ideatrice e direttore artistico. «Quest'anno - anticipa - siamo anche partner dell'Unesco, che dal 21 maggio inizia nel mondo una settimana di manifestazioni sulle diversità culturali. In questo contesto Poiesis rappresenta l'Italia. Poi il festival si sposta a Parigi dove porteremo l'opera Experimentum Mundi che l'Orchestra degli Artigiani rappresenterà nella sede dell'Unesco. È una cosa di cui siamo onorati». S'accalora sul tema di quest'anno. «Madre Terra. Si rivolge alla salvaguardia del pianeta, della terra madre che ci nutre. Ma si riferisce anche all'archetipo della madre come energia generatrice. Andremo all'interno di questo tema con filosofi, artisti, poeti, musicisti». E li snocciola. «Massimo Cacciari parlerà delle forme del fare. Poi ci saranno Fabrizio Gifuni, Giorgio Ficara, Neri Marcorè, Alessandro Bergonzoni, Michael Nyman, Davide Rondoni, Valentino Zeichen, Mariangela Gualtieri Giuseppe Conte, e tanti altri. Attesissima è Sinead O'Connor, con il concerto Universal Mother. Insomma la madre terra è celebrata da tanti punti di vista e da voci diverse». Poi spiega perché è diventata mecenate dei poeti. «Mi ha sempre affascinato l'interazione tra le varie arti, l'energia che si sviluppa da tante voci fuse in un sentire comune. Discipline artistiche chiamate ad esprimersi attorno ad un tema e ad un colore. Quest'anno il colore è il fucsia, che per me è il colore della madre, del fuoco femminile». Ma come è diventata poetessa, lei che è nata industriale? «Nasco in una famiglia di imprenditori e lavorare nell'industria per me è stata un'importante scuola che ora metto al servizio dell'arte. Le cose che formano la tua identità rimangono, così per me l'idea della concretezza e dell'organizzazione. Mettere in piedi un festival del genere è molto complesso. Ma quando si incontrano questi due mondi è un evento bellissimo». Dare al Festival il titolo di Poiesis è cercarne il vero significato. «Fare, creare e poesia hanno lo stesso etimo. L'impresa è al servizio dell'arte e l'arte si esalta e si valorizza, appoggiandosi a questa matrice più concreta. La mia famiglia ha avuto sempre a cuore la collettività e oggi Poiesis è anche prendersi cura della comunità e del luogo in cui la vita ti ha collocato».