Non solo futurismo.

Larisposta ai recenti articoli del “Corriere della sera” e ad alcune polemiche, riproposte dai soliti salotti politici, circa la mancanza di cultura a destra, viene dal basso, dalle città, dal territorio. Esattamente da Roma, dalla sua amministrazione, che lentamente comincia a farsi percepire anche come modello culturale. È l'effetto dell'azione del sindaco Gianni Alemanno e dell'assessore Umberto Croppi, che si sta affermando nel segno della discontinuità rispetto al passato (dall'effimero di Nicolini, ai fuochi d'artificio virtuali del duo Veltroni-Rutelli) e nel segno della contaminazione dei generi. Una riposta, quella del comune di Roma, che dimostra, inoltre, la capacità di partecipazione, di rete e di network, da parte degli istituti artistici, le fondazioni (tipo la Fondazione Roma, le associazioni culturali e i soggetti imprenditoriali), quando c'è a monte un progetto virtuoso. caravaggio alle scuderie del Quirinale non ha bisogno di ulteriori commenti: sarà l'evento del 2010, che i romani attendono con emozione. Ulteriore chicca, dal 16 febbraio, quella di Edward Hopper alla Fondazione-Roma-Museo. Due appuntamenti importanti che si inseriscono in una programmazione forte, che ha visto già iniziative del calibro della mostra al Chiostro del Bramante su «Boldini e gli italiani a Parigi» e il varo della prima biblioteca nazionale di danza. Niente convegni astratti, niente dichiarazioni ideologiche (la cultura proclamata dall'alto), ma una cultura del fare che attinge alle fonti attualizzate della cultura stessa: l'arte, il cinema, la danza, la musica, le lettere. Un'attività culturale, fruizione per la collettività, che ha comunque un messaggio: il realismo magico di Hopper, lo stile di Caravaggio (basti pensare alla «Canestra di frutta» che rappresenta l'iniziazione dell'artista, dove la natura da morta prende vita nella percezione intuitiva del pittore); «Gli italiani a Parigi» (De Nittis, Telemaco, Signorini etc), che tengono alto il genio e la creatività italiana all'estero, si collocano perfettamente nel concetto della «memoria condivisa e dell'identità plurale italiana», espressa, ad esempio, nella celebrazione «Romagnificat» (per festeggiare il 2762esimo anniversario della fondazione di Roma), riguardo alla Resistenza, finora appalto della sinistra, considerando il fascismo come parte della storia nazionale e non come corpo estraneo. È il salto di qualità della cultura di destra, che non deve contrapporre all'egemonia culturale della sinistra, e alla sua quasi esclusiva proprietà privata dei mezzi di produzione culturali, un'egemonia uguale e contraria. Ma al contrario, l'allargamento della conoscenza, la ricchezza corale della storia e nuove chiavi di lettura per i cittadini.