Più forte di ogni razzismo l'amore riscrive la storia

Non ci si stanca mai dell'amore. Non solo viverlo, aspirazione maggiore per gli "umani", ma anche ricordarlo, raccontarlo, leggerlo. Soprattutto se si tratta di un amore romanticamente sofferto, travagliato, contro le regole, proibito. Questo spiega forse il successo di "Il gusto proibito dello zenzero" (Garzanti, pag. 359) nelle librerie il prossimo 14 gennaio, opera prima di Jamie Ford, americano per metà cinese, un caso editoriale fatto di amore, di zenzero e di puro passaparola, una storia toccante e delicata che ha scalato le classifiche mondiali. E per raccontare un amore Ford riporta in vita una delle pagine più vergognose della storia americana: dopo la seconda guerra mondiale i bambini cinesi, in America, andavano a scuola con la scritta sulla casacca "io sono cinese" per distinguersi dai giapponesi con cui non si dovevano avere rapporti perché erano il "nemico". Nemici che vennero internati in campi, come a Seattle, divisi dal resto del quartiere con filo spinato. Per anni, infatti, l'essere associati, pur essendo americani, a chi aveva attaccato gli Stati Uniti, era un argomento di cui le famiglie giapponesi non volevano parlare, e le generazioni successive non ne hanno saputo niente anche perché sui libri di scuola di "questa" storia non c'era traccia. Il silenzio è durato fino al 1980 quando gli Usa cominciarono combattere (e vincere) per le riparazioni di guerra. Da allora i campi di internamento non furono più un tabù per i giapponesi e fu universalmente riconosciuto l'errore da non ripetere. E così, nel "profumo proibito dello zenzero", lo strisciante razzismo americano dopo Pearl Harbor, non consente, a Seattle, che due bambini, Henry e Keiko, possano avere una tenera amicizia che si trasformerà in un amore altrettanto delicato e indimenticabile. Henry è solo un ragazzino cinese, ma conosce già da tempo l'odio e la violenza: essere picchiato e insultato a scuola è la regola oramai, a parte quei pochi momenti fortunati in cui semplicemente viene ignorato. Ma un giorno Henry incontra due occhi simili ai suoi: lei è Keiko, capelli neri e una lunga frangetta sbarazzina, l'aria timida e smarrita. Keiko è giapponese e come lui ha conosciuto il peso di una pelle diversa. Il loro feeling, giorno dopo giorno, si trasforma in qualcosa di molto più profondo. Un amore innocente e spensierato. Un amore impossibile perché l'ordine del governo è chiaro: tutti i giapponesi dovranno essere internati e ad Henry, come a tutte le comunità cinesi e a tutti gli americani, è assolutamente vietato avere rapporti con loro. Eppure i due ragazzi sono disposti a tutto, anche a sfidare i pregiudizi e le dure leggi del conflitto. Insieme ai due protagonisti della storia d'amore a Seattle, culla del jazz, c'è il sassofonista e filosofo dal cuore d'oro, Oscar Golden proprietario del jazz club in cui ancora oggi si esibisce la figlia Grace. Nel romanzo i capitoli si susseguono tra passato e presente e così la storia impossibile comincia all'Hotel Panama, storico albergo cittadino, dove la proprietaria ritrova, in cantina ben nascosti, oggetti appartenuti a famiglie di giapponesi che lì li avevano lasciati sperando di ritrovarli un giorno o, semplicemente pensando di lasciare una traccia prima di entrare nei campi di internamento: bauli, libri, foto ma, soprattutto, un impolverato ombrellino di bamboo, rosso e bianco, con il disegno di un pesce arancione. È quello di Keiko, che usava quando c'era il sole alto e insieme ad Henry passeggiavano e andavano, di nascosto, nei locali dove si ascoltava il jazz e si beveva lo zenzero giamaicano. Ad Henry Lee, con quarant'anni in più addosso, vedovo e con un figlio prossimo alla laurea, basta rivedere quell'ombrellino per ricordare una promessa. La promessa che la Storia restituisca a lui e Keiko la felicità che meritano. Jamie Ford, americano con un bisnonno che si chiamava Min Chung, è convinto di aver raccontato una pagina sul quel razzismo, frutto dell'ignoranza, oramai finito, ma soprattutto di aver raccontato una storia d'amore che trascende le differenze culturali, le consuetudini sociali, i fardelli familiari…perché l'amore è amore e se si ama senza aspettative né egoismo, in realtà si può superare tutto e si può ritrovare anche l'amore perso.