Basta con le storie di droga e corna

Finora le trans nei reality ci hanno messo la faccia e hanno fatto una bella figura, scusate l'immodestia, nel mio caso una vittoria, nel caso di Silvia, nel Grande Fratello, una promettente carriera artistica. In entrambi i casi l'annunciata partecipazione di una trans era stata dapprima vista con la lente deformante e pruriginosa della morbosità, ma poi siamo state valutate e giudicate per come ci siamo comportate. Non ho mai avuto quella puzza sotto al naso (forse perché ho l'alito sempre fresco) nel pensare che certi temi potessero essere affrontati solo in dibattiti culturali e non in trasmissioni popolari che abituano il pubblico a una maggiore confidenzialità e conoscenza. Le toccanti testimonianze dei genitori di Silvia al Gf, la sua femminilità e grazia, la sua professionalità le hanno consentito di lavorare anche in seguito e di conquistare la stima di Pingitore. Adesso c'è una nuova possibilità: conoscere un altro lato dell'universo trans: «il» trans, cioè chi attraversa un processo gino-androide; per capirci meglio: chi è nata donna ed è diventata uomo. Le donne che si mascolinizzano danno sicuramente meno nell'occhio dell'uomo che si femminilizza e se da una parte questa possibile discrezionalità rende la vita più facile, dall'altra parte si rischia di ignorare il fenomeno, le cronache parlano infatti sempre di trans al femminile, ignorando quel 20% che per diventare uomo si sottopone a trasformazioni fisiche perfino più dolorose e impegnative del processo contrario: l'asportazione del seno, la ricostruzione di un pene sacrificando parte del proprio avambraccio, assunzione di testosterone e, non meno doloroso, affrontare il tema in famiglia e in società. In gergo si usa dire che una donna capace è una donna che ha le palle, in realtà se poi si sottopone all'intervento effettivo, qualche problema di accettazione ce l'ha. Sono sicura che questa trasmissione, a prescindere da un apprezzare o meno il reality, possa essere un'occasione per rivelare un mondo nascosto che non è né un capriccio né un mascheramento, se si può essere franchi, è condurre una vita normale fatta di preoccupazioni per arrivare alla fine del mese, da affetti parentali e sentimentali, di capacità professionale. Insomma un bilanciamento rispetto al fin troppo frequente abbinamento tra transessualità, prostituzione, droga e corna varie.