Una scoperta per caso che fa vincere una lotta

Unbuco allo stomaco, un pianto a dirotto, la voglia di uscire dal proprio corpo, il terrore che ti attanaglia e ti toglie il respiro, la necessità di dirlo subito alle persone che ami...Sono le diverse reazioni che hanno le persone, uomini o donne, famosi o non, quando un medico pronuncia la fatidica frase: «Lei ha un tumore». Lo racconta così la casaliga di Voghera ma anche Alba Parietti e Lina Sotis, Pier Luigi Celli e Maurizio Sacconi, perché già quel nome ti mette «ko». Però basta definirla "malattia del secolo" o, peggio ancora, "male incurabile", troviamo la forza di pronunciare la parola cancro perché solo così diamo il giusto nome ad una patologia che si può curare, con la quale si intraprende una battaglia sempre più spesso vittoriosa. Il messaggio pieno di ottimismo lo lancia Melania Rizzoli, medico e deputato del Pdl, che con «Se lo riconosci lo eviti» (Sperling & Kupfer, pag. 210 con la prefazione di Umberto Veronesi) torna ad affrontare, con positività e speranza, il tema della malattia come ha già fatto in «Perché proprio a me» in cui aveva raccontato la sua triste scoperta e la sua lotta intrapresa per amore di suo marito, dei suoi figli, per amore della vita. Onorevole Rizzoli, perché di nuovo un libro sul cancro? «L'ho scritto d'istinto perché purtroppo nell'ultimo anno un paio di amici e conoscenti sono arrivati dal medico con una diagnosi tardiva, quando cioè c'è poco da fare, non si guarisce. Ecco, è impensabile che nel 2010 si arrivi alla malattia conclamata, perché c'è la prevenzione. Questa non è una malattia acuta, non colpisce come l'influenza...» Quindi la prevenzione non è un concetto astratto? «Assolutamente no. Io ho combattuto e combatto per dimostrare che la prevenzione non solo non è astratta ma va seguita perché è il modo più sicuro per vincere la malattia, una malattia in aumento e più frequente perché viviamo più a lungo». Si può prevenire ogni tipo di cancro? «Per il tumore maligno del sangue non esiste prevenzione, in questo caso colpisce all'improvviso». Esistono però quelli che lei chiama i campanelli d'allarme? «Certo e io nel libro li spiego organo per organo, descrivendo il sintomo rivelatore del tumore, così come raccontano i pazienti stessi quando vanno dal medico. Il sintomo va ringraziato è un segnale e se persiste vuol dire che la cura non è giusta. Nel libro io do consigli e suggerimenti, non voglio allarmare, ma voglio diffondere proprio la cultura della prevenzione perché quegli importanti segnali non vengano trascurati». La familiarità è un segnale? «Sicuramente. Guardi fare prevenzione oggi è sicuramente facile, ci sono i piani ministeriali, quelli delle Asl, basta prenotare e fare tre esami all'anno e nell'arco di due anni si fa prevenzione su tutto il corpo». Un grande dolore può far ammalare? «La perdita del lavoro, del potere o un grande dispiacere provocano il crollo verticale degli anticorpi e si diventa più fragili e sensibili dando la possibilità alla malattia di venir fuori». Nel suo libro ci sono i casi di alcuni vip, (ognuno un organo diverso) da Sandra Mondaini a Pippo Baudo, da Francesco Cossiga ad Anna Paola Concia a Umberto Scapagnini… «Raccontare 20 casi clinici famosi invoglia la gente normale a fare prevenzione, a seguire l'esempio...e io ringrazio tanto queste persone, generose ed altruiste, per aver rivelato pubblicamente la loro malattia che comunque è un momento molto privato di dolore. Alcuni casi, peraltro, sono assolutamente inediti come quello della Parietti o del ministro Sacconi o di Bettino Craxi, come raccontano la moglie e la figlia». Ritiene che oggi sia più facile parlare di tumore? «Decisamente sì, io con i miei libri ho inaugurato il genere, e sono contenta proprio perché ho fatto da apripista per le persone normali che in molti casi tendono a chiudersi, a temere il male. Invece no, bisogna combattere bisogna andare avanti comunque perché la malattia passa e si dimentica». Dice che si può dottoressa Rizzoli? «Lo spiega bene il ministro Sacconi quando dice che la malattia fa parte della nostra vita ma noi dobbiamo andare avanti...»