Andrea Camilleri: "Sogno di lavorare con Fiorello"

Lavoro di gruppo e affinamento progressivo sono i segreti di «Festa di famiglia» scritto dalle interpreti Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti e Mariàngeles Torres che hanno anche curato l'allestimento, in scena all'India dal 5 ottobre, avvalendosi della collaborazione di Andrea Camilleri. A partire dalla drammaturgia pirandelliana è stata creata una storia unica che racchiude diversi personaggi dell'autore siciliano. Camilleri, perché ha deciso di partecipare a quest'avventura? «Ho trovato interessante il metodo di lavoro delle quattro attrici. Ogni scena che scrivevano la collaudavano recitandola e sottoponendola alla prova del palcoscenico. Il loro copione necessitava ancora di essere sistemato, ma avevano ritagliato battute del vasto repertorio pirandelliano con lucido rigore. Si trattava di destrutturare i testi e ristrutturarli in un contesto nuovo». È stata un'occasione per rinverdire il suo storico e forte legame con Pirandello? «La mia lunga personale frequentazione pirandelliana con ben 40 suoi lavori messi in scena non mi tutela da un autore insidioso. Le quattro interpreti avevano estrapolato la violenza familiare. Poteva nascere, quindi, la commedia che avrebbe voluto scrivere e non osò». Una fonte illustre è qui convocata per una questione sempre più presente nella cronaca? «Pirandello è un rivoluzionario ormai diventato un classico e come tale è sempre attuale: si presta alla lettura di ogni epoca». Qual è il segno più evidente del suo intervento creativo in questo spettacolo? «Ho tenuto conto del consiglio del regista Peppino Amato, che ha diretto film strappalacrime con Amedeo Nazzari: bisogna iniziare sempre con una scena che inchiodi alla sedia lo spettatore e chiudere con un'immagine da ricordare a lungo». Ce l'ha ancora un sogno nel cassetto?  «Almeno due: mettere in scena opere arabe e lavorare con Fiorello. Con lui farei tutto. Capitai una volta nel suo studio mentre mi stava imitando, mi passò il microfono e continuai io a parlare ma nessuno degli ascoltatori se ne accorse»