Corale per l'Abruzzo: tante star pochi politici, incasso deludente

Laprima era quella fondamentale: quanti per quanto? Venticinquemila spettatori (tutta la Tribuna Monte Mario più il parterre) hanno fruttato un assegno che sfiora il mezzo milione di euro, da destinarsi alla facoltà di scienze dell'Università dell'Aquila. La cifra non è disprezzabile, ma neppure quella che si sperava di accumulare con un cast superstellare come questo. Lo ammette Renato Zero, dopo mezzanotte, e dopo un applauso interminabile dedicato ai terremotati: «Speravamo che stasera lo stadio brulicasse di romani, ma non è così. Però non ci sconfortiamo: ditelo ai vostri amici a quale miracolo avete assistito. Su questo palco è passata amicizia, umanità, rispetto, con gli artisti che hanno ricominciato a dialogare fra loro». E qui scatta il secondo interrogativo: se la convocazione degli stati generali doveva anche fornire una diagnosi sullo stato di salute della musica italiana, allora servono cure intensive. Perché da questi eventi si dovrebbe ripartire per capire se esiste ancora un pubblico disposto a crederci, comprare, investire, a farsi coinvolgere almeno in un progetto plausibile. Quanto alla sincerità dell'adesione a progetti di solidarietà, questa era una prova di maturità per un ambiente spesso diviso e autoreferenziale come quello del pop tricolore: fino a ieri troppe beghe e smanie di protagonismo avevano impedito il consolidarsi di un sentire comune tra gli artisti. La polemicuccia di quart'ordine scatenata da Zucchero sulla qualità del brano all-stars per beneficenza, "Domani", aveva dimostrato che in troppi tenevano ancora il coltello in tasca, dopo aver già dato segni di divisione già in occasione del Live 8 di quattro anni fa. Mentre il derby a distanza di 24 ore tra i "fratelli" d'Italia dell'Olimpico e le "sorelle" in scena stasera a San Siro, nasconde anche forse una guerra strisciante tra manager e organizzatori di concerti: quanto alle radio, che hanno aderito in massa all'evento milanese, immalinconiva il silenzio per lo show romano, penalizzato mediaticamente anche dalla mancata concessione della diretta tv Rai per la sola zona colpita dal terremoto. Ci sarebbe da dire anche sulle troppe assenze dei politici in tribuna: non era questa, decisamente, l'occasione in cui defilarsi. Però la serata capitolina è stata una magnifica festa, estemporanea e lieve, commovente e gioiosa, improvvisativa ma rodata: un juke box live, una compilation di lacrime e brividi per ricordare quante cose belle ha saputo produrre la musica italiana fatta dai campioni e dagli onesti professionisti, una volta lasciate a casa le meteore e le mezze figure. Il pubblico canta all'unisono e si emoziona anche con Zarrillo e i suoi "Cinque giorni" o il trottolino amoroso di Minghi, figurarsi con Pino Daniele (che apre la kermesse) o il "nero bianco" Mario Biondi. E quando cala definitivamente il buio, che venga pure la pelle d'oca e al diavolo le congetture: disseminati fra le hit dei protagonisti ecco i duetti tanto attesi, meravigliosamente imperfetti e dunque vivi, ammalianti. Claudio Baglioni con Fiorella Mannoia ("Amore Bello"), o con Morandi ("Un mondo d'amore"). Renatissimo gigioneggia con la Ferilli, Christian De Sica e il maestro Trovajoli (Zero lo definisce "il ventricolo più bello di questo cuore romano") su una serenata immensa come "Roma nun fa la stupida". Fiorella azzarda "Anna e Marco" con Dalla, e una vertigine è "Mio fratello che guardi il mondo" dal trio Mannoia-Baglioni-Fossati. Claudio è anche al fianco di Venditti per l'epos di "Roma capoccia", poi di Zero nei "Migliori anni"; a sua volta Renato convoca D'Alessio per buttarsi senza sfracellarsi nella sacralità modugnesca di "Tu sì na cosa grande", chiama Giuliano Sangiorgi dei Negramaro per "Cercami", poi si tuffa in un medley con Gino Paoli. Tra gli incroci e i classici del patrimonio leggero tricolore, compaiono i monumenti della scrittura per orchestra: ecco Ennio Morricone con il "Tema di Deborah" da "C'era una volta l'America", e non può mancare Nicola Piovani con "La vita è bella". I nostri Oscar, scusate se è poco. Affiatata (ed è una mezza sorpresa) anche la conduzione di Panariello (che qualcuno credeva mezzo bollito) e Dandini. Battute a raffica (Serena: «A cosa ti fa pensare il titolo "Le ragazze dell'Est?"». Giorgio: «Alle feste in quel palazzo»). Salta per un intoppo il video di Jovanotti da New York, e si chiude dopo cinque ore con l'esecuzione ecumenica di "Domani": che è ormai una parola d'ordine. Per l'Abruzzo. E, detto sottovoce, per il rilancio della musica italiana. Mattone su mattone, nota su nota.