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L'"infinita notte" di Zuccari sui gossip del festival di Sanremo

Il tentativo, ovviamente, è quello dell'affresco epocale - e dell'indole di un popolo - attraverso un evento collettivo in cui ognuno dà il peggio e il meglio di se stesso. Tentativo coraggioso, perché il romanzo, e la letteratura in generale, vive soprattutto di «scarti» e differenziazioni rispetto ai palinsesti linguistici e tematici dei mass-media; qui, invece, Zuccari affronta «il mostro» (la particolare realtà definita realtà mediatica) nel suo territorio, tra i suoi attori, le sue canzoni, le sue regole e le sue parole (com'è accaduto a Walter Siti, a un livello più estremo, con «Troppi paradisi»). «Infinita notte» è una girandola di personaggi inquietanti e compromessi, che pure ogni giorno incontriamo nel gossip modaiolo: conduttori, capi della televisione, autori, cantanti, faccendieri russi e manager discografici.

Tutti consapevoli di essere protagonisti effimeri di un mondo effimero, che pure ha le sue difficili regole e i suoi assurdi riti. Meritava il Festival di Sanremo un romanzo così impegnato e pensato? Crediamo di sì; non tanto perché il mondo mediatico è pur sempre carico di destini individuali, ma perché la letteratura è anche attraversamento dei luoghi comuni e delle mode collettive.

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