Alberto Angela: «Quel fumetto della Colonna Traiana»

30,su Raitre. Tre parole chiave della puntata sulla Colonna Traiana? «È un oggetto vicino al quale ogni giorno passano migliaia di persone. È un monumento straordinario e forse il più bello costruito in tutta Roma ma quasi nessuno ci fa mai caso. È uno straordinario monumento di pietra che narra il periodo di massima espansione dell'Impero Romano: tremila figure che raccontano la campagna di conquista della Dacia, l'attuale Romania». Si occuperà anche della sua conservazione? «Ne parleremo. Ma abbiamo dato più importanza a questo straordinario fumetto di pietra che racconta le legioni romane. Siamo andati nei luoghi in Romania dove c'è ancora oggi un grande monumento lasciato da Traiano. Poi siamo passati in Transilvania». Di quali mezzi si è avvalso? «Per far questo documentario di effetti speciali, grafica e, con l'aiuto degli stunt-man, abbiamo ricreato delle colonne lunghe chilometri. Abbiamo avuto come consulente Livio Zerbini, massima autorità per la guerra in Dacia». Come mai una puntata su una colonna? «È una sfida: si sta parlando di uno di quei monumenti che ti raccontano tanto, si vedono anche i lacci delle calzature e le armature, perfettamente rifinite. Dettagli che sono lì da diciannove secoli». C'è un significato? «È una specie di squarcio di luce sul nostro patrimonio, che non è formato soltanto dal Colosseo ma è ricco di tanti altri dettagli e di storia». È l'ultima puntata? «Questa conclude il ciclo autunnale. Per le prossime, bisognerà aspettare aprile-marzo. Sarà una serie molto più lunga. Una nuova scommessa, visto che passeremo dalle otto alle venticinque puntate». Ci può dare un anteprima? «Ancora adesso stiamo studiando attentamente. Si parlerà sempre di percorsi tanto nella storia e nell'archeologia quanto nella scienza». Il suo film preferito? «2001 Odissea nello spazio». Un cult... «Sì, anche "Il Gladiatore" non mi dispiace». Il suo cantante preferito? «Frank Sinatra». Le tre regole che le ha tramandato suo padre? «Sacrificio, tanto tanto lavoro e altrettanta umiltà». Cambierebbe genere, lascerebbe i documentari? «La cosa importante in televisione è la coerenza. Non bisogna lasciarsi attrarre dalle sirene di altri programmi». Lei è un figlio d'arte, cosa deve a suo padre? «L'orgoglio di lavorare con una persona di così tanta esperienza. Lui iniziò che ancora la televisione non esisteva, c'era soltanto la radio. Poi passò alla tv».