Dina D'Isa d.disa@iltempo.it C'era una volta un uomo ...

Per questo ha realizzato «Changeling», un film apparentemente assurdo, che è però una storia vera, accaduta nella Los Angeles degli anni '20, con protagonista una madre nubile, Christine Collins (Angelina Jolie), che si ribellò all'inefficienza, alla corruzione e ai soprusi della polizia per conoscere la verità sulla scomparsa di suo figlio Walter. Eastwood, cosa l'ha affascinata di questa storia? «La vicenda di una donna sola, che cerca di trovare il figlio, un racconto duro, ma vero. È successo realmente e ritengo che mostri la costanza di una madre di quella epoca, quando le donne non avevano tanti diritti o non veniva data loro fiducia per emergere e difendersi da sole». Perché ha scelto Angelina Jolie? «È perfetta per interpretare una madre che si trasforma in una leonessa per suo figlio. Jolie nel film lavora come supervisore in una società telefonica, un buon impiego all'epoca per una donna. Christine, il suo personaggio, cercava di migliorare la sua carriera, ma poi il figlio scompare e la sua vita cambia. Il dipartimento di polizia, invece di venirle in aiuto, crede che lei abbia allucinazioni o qualcosa del genere. Poi, le trova un ragazzo che sostiene di essere quello giusto, ovvero suo figlio Walter. All'epoca, non c'era il Dna, le impronte digitali o roba del genere, ma solo la parola della polizia contro la sua». La musica resta sempre una parte importante dei suoi film? «Ho scritto il tema musicale di "Changeling" mentre stavamo lavorando. Per "Gli spietati", ho scritto il tema prima di iniziare il film, quando c'era ancora un chitarrista che amavo, Laurindo Almeida, ora scomparso: era molto bravo e ho scritto questo tema pensando a lui». «Changeling» racconta il suo messaggio preferito, quello di un individuo che lotta contro il sistema: ma una persona può cambiare le cose? «Sì, occorre fiducia a riguardo. Molte persone sono pessimiste e sostengono di non poter cambiare nulla. Ma credo che in casi importanti è insispensabile far sentire la propria voce». A 78 anni, sembra più attivo che mai. Da dove proviene tanta creatività ed energia? «Non ne ho idea, io mi limito a mantenermi in forma. Mi modero in tutto e mi godo la vita. Forse è perché sono diventato adulto tardi. O forse perché, una volta che hai superato i 70 anni, non c'è più molto che possano farti. Quindi, ti dici che puoi buttarti e realizzare cose interessanti. Credo che essere anziani nella vita possa risultare molto divertente se sfrutti i vantaggi della situazione». Come definirebbe ora la sua immagine sullo schermo? «Dipende dal ruolo che interpreto. Ne ho appena finito uno, si tratta di un uomo vecchio e irritabile, ma riesce ancora a gestire le sue cose. "Gran Torino" è il titolo del film da me diretto ed interpretato. Il mio ruolo è quello di un veterano della guerra in Corea. Il suo debole è la "Gran Torino", un'auto prodotta dalla Ford tra il 1968 e il 1976, divenuta famosa perché utilizzata dai protagonisti della serie televisiva "Starsky e Hutch". Se da una parte egli nutre un grande amore per la sua Gran Torino, dall'altro lato vive una profonda avversione per i coreani, ma abita proprio in un quartiere in cui tanti coreani vivono».