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Riccardo Pedrizzi Il suggestivo titolo di questo saggio di ...


In questo saggio, l'autore, banchiere e Segretario generale dell'Associazione Nazionale fra le Banche Popolari, analizza le facce della complessa realtà della politica e dell'economia, e dei loro rapporti reciproci, in un mondo che non ha più come nel passato il carattere della prevedibilità. Allo scopo di renderci capaci di reagire alla "situazione complessa in cui ci troviamo", l'autore scava in profondità per chiarire certi fenomeni che persino il linguaggio di sempre è ormai insufficiente a spiegare. La parola stessa "lavoro" non ha più i contenuti di ieri ed ha cessato di essere "il luogo proprio della socialità", a causa della precarietà e del cambiamento che sempre di più lo caratterizzano.
L'autore è molto sensibile alle trasformazioni operate dalla comunicazione che non può più essere intesa come comunicazione del senso di qualcosa, ma la "messa in scena della varietà dei discorsi". Dall'intero saggio emerge la necessità che la politica rinnovi se stessa, uscendo dal suo ristagno, e stabilisca un rapporto creativo con un sistema economico dinamico ed innovare.
L'idea della "globalizzazione" dei mercati oggi è dominante, anche se la spinta verso la globalizzazione economica non è una tendenza nuova, ma oggi l'idea di un governo universalistico e omogeneizzante fa violenza alla varietà delle culture e dei valori degli uomini. Il ruolo della politica dunque è di intervenire, quando necessario, per salvaguardare l'interesse generale. La conclusione dell'autore si ispira ad un sano realismo che non scade mai in scetticismo: alla globalizzazione dell'economia non potrà mai far riscontro una "politica globale", ovvero un governo mondiale che tenga conto dell'interesse comune, data la varietà dei bisogni e dei valori.

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