Anna Fiorino a.fiorino@iltempo.it Oscar Maradiaga è ...

La missione del prelato nella Chiesa è segnata dagli studi economici affiancati a quelli teologici. Dopo un lungo giro di esperienze spirituali e di conflitti terreni è tornato arcivescovo nella sua città, Tegucigalpa, Honduras. Includere l'esclusione è quel che teorizza nella raccolta di scritti, autobiografia girovaga, perenne di preghiera e di azione, pervasa dall'impegno per ottenere la riduzione del debito nel terzo mondo. La sua vicinanza con la povertà, che ieri è stata ricordata in tutto il mondo, è talmente schietta da renderlo attraente per chi voglia misurarsi con i crampi che dà l'entrare in contatto con l'emergenza della fame. «È nato, cari amici, il quarto mondo, un mondo che, nella sua realtà, è molto più doloroso del terzo mondo. Il quarto mondo, infatti, esprime la situazione degli esclusi nella società dell'opulenza. È un cancro che la farà esplodere in pezzi se non si impegnerà da subito». La soluzione è chiara, scrive il cardinale, si chiama sviluppo ed è figlia di due padri: la giustizia sociale e la dignità umana. Una dignità calpestata ogni giorno 925 milioni di volte: il numero dei senza-pane che perdono il lavoro, la casa, che poi vanno a vivere in macchina e, alla fine si ritrovano a dormire per strada. Quasi un miliardo di persone non ha da mangiare mentre dei 22 miliardi di dollari promessi dai governi per combattere la crisi quest'anno si è materializzato soltanto il 10%. Non è stato altrettanto difficile, sottolinea polemica la moglie del presidente egiziano Suzanne Mubarak, «trovare 700 miliardi di dollari per salvare in tempo record i mercati finanziari». Questa faccia doppia è il dilemma che il cardinale Maradiaga risolve nella sfida non scevra dalla rassegnazione di chi sa di dover continuare a combattere ma di poter vincere solo con l'aiuto del Padreterno. La soluzione è nel libro, come il segno di una matita che sottolinea e non si consuma. L'analisi è puntuale, il prete s'alterna all'economista. Il cronista di situazioni impossibili lascia lo spazio all'asceta che si ritira nei testi sacri quando ha bisogno di ritrovare la forza della perseveranza. Che poi esplode parlando ai giovani e a quelli che di curarsene dovrebbero occuparsi. La soluzione è lì. Nelle università. Dove si studia e non si può più insegnare a compartimenti di stanche baronìe. Dove le leggi che regolano l'economia devono imparare a misurarsi con i fatti della vita. L'ultima crisi planetaria gli dà ragione. «Non si tratta di manipolare o di indirizzare le coscienze, ma di dare elementi di giudizio e di discernimento. Bisogna operare una scelta coerente con i valori, tenendo conto delle effettive circostanze». L'università come palestra per scegliersi una strada politica che non può non essere critica se lo studente che si impegna è cristiano. Uguale responsabilità spetta di diritto ai docenti. I soldi per combattere la povertà di solito non arrivano e se arrivano non bastano. Riprendersi le aule oltre i dogmi dell'economia e del profitto è un investimento a lungo termine. Dice il cardinale. Che chiude il libro affidandosi all'Alma Mater.