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Parla di lui e sembra tornare la ragazza che era il giorno ...

Con l'entusiasmo di un'adolescente che racconta le sue emozioni, Sandra Milo parla di Federico Fellini e dipinge il ritratto inedito di un uomo straordinario, tenero e forte allo stesso tempo, di grande curiosità e con una voglia immensa di conoscere e di essere: "Federico - confida - aveva la capacità di entrarti dentro, rovesciarti la pelle, trovare la tua essenza e poi andare via, lasciandoti sfinita".
Reduce da una stagione teatrale di grandi successi - da "Otto donne e un mistero" in cui, dietro la regia di Claudio Insegno, si è distinta nel ruolo della nonnina sulla sedia a rotelle, fino al più recente "Il letto ovale" di Gino Landi al fianco di Barbara D'Urso e Maurizio Micheli - la Milo continua a portare sulle spalle, con invidiabile leggerezza e disinvoltura, oltre mezzo secolo di cinema. Amata dai registi delle vecchie e nuove generazioni, è attualmente impegnata nelle riprese dell'opera prima di Maddalena De Panfilis prodotta da Massimo Ferrero della Blu Cinematografica, in cui interpreta una mamma tutta casa e uncinetto: "Si tratta di una simpatica commedia corale dal titolo "Sleepless - Senza sonno". Di ritorno da un'intensa giornata di lavoro al fianco di Valentina Cervi, che nel film è sua figlia Olga, la Milo ama rifugiarsi nella sua casa di Roma dove vive con i figli Azzurra e Ciro e un'infinità di ricordi legati a quell'amore al quale non ha mai smesso di pensare: "Federico è la prima e l'ultima persona con cui parlo. Ho una sua foto ai piedi del letto. La guardo sempre: prima di addormentarmi e non appena apro gli occhi. Mi rivolgo a lui con amore, chiedendo aiuto e consigli. A volte addirittura mi arrabbio, altre mi sento quasi in colpa di disturbare la sua pace. La sua presenza è talmente intensa da sentire quasi il peso del corpo".
All'inizio degli anni Ottanta, lei decise di raccontare in un libro la sua storia d'amore con Federico Fellini. Cosa la spinse a scriverlo?
«Mi sentivo sopraffatta dell'amore per lui. Raccontarlo mi liberava. Purtroppo però, quando nel 1983 "Caro Federico" uscì, edito da Rizzoli, venne accolto molto male. Mi accusavano di distruggere la sua immagine. Passati alcuni anni, decisi comunque di riprendere in mano quella storia per scriverne una sceneggiatura. Avevo voglia di raccontare l'uomo più che l'artista».
Fellini uomo e Fellini artista: che rapporto c'era tra i due?
«Federico, nella vita, ha sempre sacrificato l'uomo all'artista. Se lo immagino come uno dei suoi disegni vedo un artista immenso e, accanto, un uomo piccolo piccolo. La storia che ho scritto, in effetti, racconta anche di questo suo aspetto, della malinconia che lo colpisce quando scopre di aver esaurito la memoria, di aver raccontato tutto e di avere difficoltà di raccontare cose nuove. Sono sicura che Federico ci ha lasciati non per malattia ma perché l'artista si era prosciugato e a lui l'uomo da solo non interessava. Questa storia è anche un omaggio alla gente fantastica che aveva vicino: Ennio Flaiano, Giulietta Masina, Marcello Mastroianni».
Com'era, invece, il Fellini uomo che la fece innamorare?
«Federico era una persona speciale, capace di vedere l'aspetto ironico e buffo delle cose e di rovesciare tutto, come succede in una vignetta umoristica».
Può anticiparci qualcosa di questa sceneggiatura?
«È una storia raccontata a due voci: Sandrina, come amava chiamarmi Federico, e Sandra. La prima è la felicità di portare tacchi e caviglie sottili e ammirate. È la sensualità di una donna che ama rotolarsi con il suo uomo senza chiedersi il perché delle cose. È una donna senza fedeltà: lo è nei sentimenti ma non fisicamente. Sandra, invece, è sicuramente più matura, non ha fremiti né fantasie. Desidera avere accanto un uomo presente. Tranquillo e casalingo. È quindi la storia di un amore vissuto due volte. C'è un momento in cui Sandrina e Sandra si ritrovano insieme e si rimproverano a vicenda il modo di avere amato quest'uomo. È una scena che amo molto, così come la scena finale in cui, al buio, si intravedono alcune figure tra cui Mastroianni e la Masina»
Ha mai pensato seriamente di realizzare un film tratto da questa storia?
«Sì, più volte. Ma sono un'artista, non ho quell'ordine mentale dell'essere sistematico. Sono capace di avviare l'opera per poi metterla a servizio di qualcun altro. Alcune persone l'hanno letta e amata. Alcuni anni fa, per il ruolo di Sandrina, avrei pensato ad Elisabetta Canalis: è bella senza la consapevolezza di essere sexy. Anche Laura Chiatti, pur non essendo una bellezza tenebrosa, mi piace molto. Se dovessi immaginare, invece, una rappresentazione teatrale, darei a Federico la voce di Elio Pandolfi che sa imitarlo in maniera impressionante. Però chissà, potrebbe anche arrivare nelle mani di qualche regista internazionale...»
Ha qualche nome in mente?
«Vorrei affidare questa sceneggiatura a persone che lo amano e che lo hanno davvero capito. Questo sarebbe il presupposto fondamentale. Se dovessi scegliere, mi piacerebbe molto se lo facesse Tim Burton».
Federico Fellini, grande regista e importante uomo della sua vita. Tre aggettivi per definirlo.
«Geniale. Affascinante. Inquietante».
A suo avviso esistono, nel cinema di oggi, figure così carismatiche?
«Forse Gabriele Salvatores, ma non lo conosco personalmente. Mi piace per la sua spiritualità. L'incanto di una ricerca infinita di chi non si ferma mai. È una sensazione che ho, magari sbaglio. Mi piacerebbe molto lavorare con lui ma purtroppo non mi vuole. Per lui farei davvero follie».
E all'estero?
«Mi piacerebbe lavorare in Spagna. I registi spagnoli hanno quel tipo di immaginazione e fantasia che mi ricordano molto Fellini».
Cinema, teatro... e la televisione?
«Le rispondo con una frase di Marlon Brando: "Il cinema è dei registi, il teatro degli attori, la televisione di tutti gli altri…". Non le pare sia ancora adesso un pensiero molto attuale?»
Impegni futuri?
«Comincerò a novembre le prove di un nuovo spettacolo di Claudio Insegno dal titolo "Fiori d'acciaio", tratto dall'omonimo film di Herbert Ross con Shirley MacLaine e Julia Roberts».
Le manca Federico Fellini oggi?
«Sono una persona felice: la felicità va cercata sempre, anche in un angolo piccolino. Bisogna afferrarla e non mollarla mai. Forse è questo il motivo per cui non mi sento mai sola e non sento neppure la necessità di un compagno. Mi sento protetta. Avverto delle presenze al mio fianco sin da quando ero bambina. Prima ne avevo paura, ora ho imparato a conviverci. A volte sono a letto e mi sento toccare, altre sono lì che leggo e mi tirano le coperte. Chissà, forse tra loro c'è anche Federico».

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