Dina D'Isa d.disa@iltempo.it CANNES Anche se il film ...

Anzi, per lei «certe polemiche lasciano il tempo che trovano e io sono davvero onorata di essere stata diretta da un grande regista qual è Wenders, l'unico che ha reso il cinema un veicolo capace di esprimere tutte le altre arti, come la fotografia, la pittura e l'architettura. Ora sono impegnata da due settimane sul set di "Vincere" con Marco Belloccio, in un film in cui interpreto Ida Dalser, la donna dalla quale Benito Mussolini ebbe un figlio segreto: é un film tosto e sono sempre sulla scena. Ma mi aspetto molto da me e da questo lavoro quando sarà finito. Wenders mi ha invece insegnato la semplicità, che è molto più difficile da rendere sullo schermo rispetto a scene madri. "Palermo Shooting" affronta temi universali, come l'amore, la morte o la fuga, e non argomenti che restano solo a un primo e fisico livello». Wenders, in questo film sospeso tra "Blow up" e "Il Settimo sigillo" e girato in Sicilia, ha vissuto la strana coincidenza di dover apprendere, proprio durante le sue riprese, la notizia delle morti a distanza ravvicinata sia di Antonioni sia di Bergman. La storia è quella di Finn (Campino, il cantante rock dei Die Toten Hosen), fotografo di successo, dal fisico atletico, con tanto di spider inglese d'epoca (Austin Healey 3000 MkIII del 1966) e I-pod sempre acceso. Ma quando rischia la morte in un incidente entra in crisi, tra sogni, incubi, delirio e realtà. Incontra barboni e passanti, ma anche un uomo saggio (Lou Reed in un cameo), finchè decide di andare a Palermo. Qui incontra una restauratrice (Giovanna Mezzogiorno) che ha avuto il suo stesso problema e sta restaurando l'affresco del "Trionfo della Morte" (del XV secolo conservato a Palazzo Abatellis). Tra i due nasce l'amore, però sempre minacciato da un inquietante monaco (Tennis Hopper) che rappresenta l'icona della morte. Il film, a ottobre distribuito da Bim e interpretato anche da Milla Jovovich e dal violoncellista Giovanni Sollima, per Wenders «mostra quanto il cinema sia un eterno rapporto tra sogno e realtà, stavolta rievocato in Palermo piena di vita ma con una cultura in cui la morte è molto presente. Ho scelto la Mezzogiorno perché mi ricorda la Madonna ne "L'Annunciazione" di Antonello da Messina, dipinto conservato nel museo Abatellis, proprio vicino all'affresco del "Trionfo della Morte"». Un altro film in concorso ieri, ma che è stato al contrario di "Palermo Shooting" molto apprezzato dalla critica è "Entre les murs" del francese Laurent Cantet che racconta di una ventina di ragazzi e di un gruppo di professori armati delle loro migliori intenzioni, in una seconda superiore di un sobborgo in una città francese. Dentro la classe c'è un microcosmo della Francia contemporanea, ma anche dell'Italia. Tratto dal best seller del vero insegnante Francois Begaudeau, ora protagonista nel film, nel quale il professore che fa levare il cappello ai ragazzi quando entrano in classe, esortandoli a parlare solo disciplinatamente e rimproverandoli quando fanno i cattivi, è lo stesso che li spinge poi a studiare senza libri. Gli studenti del film non si drogano, non fumano e tra loro non ci sono episodi di bullismo, perché credo che, queste situazioni, siano estreme e la realtà per fortuna è più normale».