Antonio Angeli a.angeli@iltempo.it Ben poche cose sono ...

E allora l'atteggiamento che l'umanità deve tenere con le balene, i giganti (oggi) buoni degli abissi, divide il mondo. L'Islanda proprio ieri ha riaperto la caccia ai cetacei. Il ministro per la Pesca di Reykjavic ha dato il via libera per l'abbattimento di 40 esemplari di balenottera, interrompendo il blocco imposto l'anno scorso dopo le proteste dei gruppi animalisti. La decisione ha letteralmente spezzato in due la maggioranza socialdemocratica al governo in Islanda. Soddisfatti, ovviamente, i pescatori: «Speriamo di raggiungere la quota delle quaranta balene entro l'inizio di luglio se, come speriamo, ci sarà una buona richiesta di carne di balena», ha affermato il capo dell'associazione dei balenieri. E ha spiegato inoltre che la caccia alla balena è importante per questo settore economico del Paese anche a causa delle restrizioni sulla pesca del merluzzo. «Ci sono 50.000 balene nelle acque che circondano l'Islanda - ha affermato - non sarà certo una grande perdita sul totale se se ne cacceranno 40». Ma proteste sono arrivate dal governo stesso, il ministro degli Esteri si è dissociato insieme ad altri membri dell'esecutivo. «Penso che questa scelta sacrifichi gli interessi a lungo termine per dei ricavi immediati - ha detto - tuttavia è da rispettare la funzione costituzionale del ministro per la Pesca, che non deve consultare tutto il governo su queste decisioni». L'Islanda così si allinea con il Giappone, il Paese che maggiormente difende la caccia alla balena. Una caccia che mai come oggi fa discutere visto che nell'Occidente democratico e «politicamente corretto» milioni di persone che non hanno mai visto una balena in vita loro e che, probabilmente, non saprebbero distinguere una megattera da un capodoglio, sono ferocemente contrarie alla caccia. Tempi che cambiano: la balena, il grande cetaceo, non è più il leviatano di biblica memoria, il mostro che prende il corpo immortale in Moby Dick, nel capolavoro di Herman Melville. Oggi le balene cantano, sono un bene mondiale da difendere. Anche dalla voracità dei buongustai e dalle leggi del mercato globale.