Cinzia Tieni «LETTERA di un padre omosessuale alla ...

Davanti a suo padre e a sua madre, brava gente all'antica che mai avrebbe pensato di dover scegliere tra l'intransigenza religiosa e l'amore incondizionato per il figlio. Davanti a sua moglie, dapprima persa accanto a questo giovane colpito da uno strano mal di vivere e poi felice per la sua liberazione emotiva. Davanti a sua figlia, che lo accetta serenamente e lo invita a parlare di sé nella sua classe a scuola. E quello più completo perché il libro di Scalise è un percorso che non lascia indietro niente. Dice tutto di sè, della famiglia che l'ha generato, nutrito e cresciuto materialmente, affettivamente e psicologicamente, del nucleo familiare creato da lui stesso, della società che l'ha preso "in carico" da "normale" sin dai tempi della scuola costringendolo poi ad una difficile resa dei conti personale per arrivare ad uscire allo scoperto, infine dice tutto, perché ripercorre con precisione e puntualità ogni passaggio, della storia dei gay in ogni paese del mondo. E ancora nel titolo c'è già, in fondo, tutta la storia di Scalise. C'è il bisogno, la voglia, la necessità di scrivere una lettera. A chi? Alla figlia. Alla persona più importante della sua vita, concepita prima di decidere di vivere amando gli uomini alla luce del sole (e questo apre le porte ad un'altra discussione fondamentale sul desiderio e il diritto alla genitorialità degli omosessuali). Perché? Per spiegarle di essere omosessuale (che nell'aspirazione dei gay deve giungere a significare di essere semplicemente normali), per spiegarle come l'ha scoperto, come si è sentito, quello che ha visto, provato e condiviso da quando si è trovato catapultato in un mondo di volta in volta tacciato, deriso, colpevolizzato o fintamente accettato. Quasi che non sia la storia di un uomo, ma quella di un mondo e un'epoca.