Celentano, il capolavoro del profeta

E ancora: «In questo mio ultimo lavoro una certa amarezza c'è, non vedo la volontà di cambiare veramente le cose. Forse è solo l'amore che quando lo deciderà, ci salverà». Per evocare l'ultima risorsa, quella dei sentimenti, Adriano ci mette una voce così accorata e ricca di risonanze ombrose come poche altre volte nella sua gloriosa carriera. A settant'anni, Celentano sfiora ancora la perfezione interpretativa: merito suo, di un repertorio che gli hanno cucito addosso i soliti Mogol&Gianni Bella (autori della malinconica ballad pop-sinfonica "Hai bucato la mia vita", primo singolo, e di altro mezzo album, tra cui l'indolente e sexy "Dormi amore"), e di altri firmatari illustri negli altri brani. Come Domenico Modugno, omaggiato con un inedito del '74, l'amaro e scabro "Ragazzo del sud", che vede incrociarsi tragicamente per le strade di Torino due figli del Meridione, un malvivente e un poliziotto, in uno scenario scopertamente pasoliniano. O come lo scrittore Vincenzo Cerami e Carmen Consoli (e il sax virtuoso di Stefano Di Battista), insieme per il trasognato quadro neorealista di "Anna Magnani", la cui "voce arsa infonde speranza". Come Neffa, la cui penna offre un mezzo riscatto ai disperati personaggi di "Fiori". Ecco il cantautore Tricarico, responsabile della dura e velatamente ironica title-track "La situazione non è buona", un tipico pamphlet adrianesco, tra personale e politico, per un pianeta che gira alla rovescia. E c'è Jovanotti, che allinea versi per il sapido tango ecologista di "Aria...non sei più tu": qui spunta l'autocitazione della via Gluck. Spiega il Molleggiato: «Sono intervenuto nella parte di testo che riguarda la politica dei Comuni, mandanti degli architetti», definiti «la più grande sciagura». Già si intuisce che piega prenderà lo show-evento di lunedì 26 su Raiuno (ospiti Fabio Fazio e Laura Chiatti), a fortissimo rischio di sermoni a briglia sciolta. Anticipa Celentano: «La "sorella" nel titolo del programma è la Terra che si sta consumando. Voglio creare in tv lo spirito della sala d'incisione. Sarà come un film in diretta, come scalare il K2 senza le scarpe chiodate. Se tutto riuscirà come deve sarà la solita fortuna che mi prende per i capelli». Gli basterebbe cantare queste nuove cose, forse, per guadagnarsi l'attenzione della Dea Bendata.