Antonio Angeli a.angeli@iltempo.it È stato il simbolo ...

È stato il simbolo, nei '60, dell'era hippy e della beat generation, del pacifismo «a tutti i costi» e della difesa dei diritti civili. Ma contemporaneamente era un rabbioso antifemminista. Amava lo sport e gli sportivi, però beveva litri di whisky e fumava (senza farne mistero) marijuana. Era ebreo e qualche volta se l'è presa con Israele; si è anche azzuffato con le comunità ebraiche. È stato la personificazione del dissenso e dell'antipolitica. Ma una volta tentò di darsi alla politica, candidandosi come sindaco di New York. Ed è stato, soprattutto, uno dei massimi scrittori del Novecento, creando il cosiddetto «Nuovo giornalismo», che unisce la profondità del romanzo all'energia dell'inchiesta di cronaca. In più è stato giornalista, regista ed anche attore. Nacque a Long Branch, nel New Jersey e passò la sua giovinezza nel quartiere newyorkese di Brooklyn. Studiò ad Harvard, laureandosi in ingegneria aeronautica, ma l'ingegnere non lo fece mai. Combatté nella seconda Guerra Mondiale e il successo arrivò nel '48 con il romanzo «Il nudo e il morto», basato sulla sua esperienza del conflitto nel Pacifico. Nei '60 fonda il giornale «The Village Voice», al Greenwich Village di New York, una pietra miliare della controcultura. Nel 1967 firmò «Perché siamo in Vietnam?». Dal suo libro «I duri non ballano» trasse un film con Isabella Rossellini. Si dedicò profondamente alle biografie scrivendone di Pablo Picasso, Marilyn Monroe e Lee Harvey Oswald, l'assassino del presidente Kennedy, in un libro, «Il racconto di Oswald - Un mistero americano», che spara a zero su ombre e misteri di quel tragico evento. La vera ossessione della sua vita fu Hitler. Per dieci anni, chiuso nella sua casa in Massachussetts, Mailer ha studiato la figura del dittatore nazista su quintali di documenti, rifiutandosi di rivelare perfino alla sua sesta moglie su cosa stava lavorando. Da questa lunga, tormentata esperienza nacque il suo ultimo libro: «The Castle in the Forest», uscito nel 2006. Si racconta della famiglia e dei primi anni di vita di Adolf Hitler, figlio di un incesto, esempio assoluto di malvagità e perversione. Ma il personaggio che lo ha impegnato di più, per sua stessa ammissione, è stato Gesù. «È stato più facile scrivere di Hitler e del diavolo piuttosto che di Gesù Cristo», disse lo scorso 26 gennaio lo scrittore. Nel '97 era uscito «Il Vangelo secondo il figlio»: in questo libro la storia è narrata dallo stesso Gesù Cristo. Un testo che, come quasi tutto quello che ha fatto nella vita Mailer, ha scatenato furibonde polemiche. «Tuttavia credo di aver compreso meglio Hitler di Gesù», aveva azzardato. «Scrivere un libro su Hitler è stata l'ossessione della mia vita. Un'ossessione - aveva spiegato Mailer - iniziata più o meno 50 anni fa, o forse anche prima. Quando mia madre avvertì che Hitler avrebbe ucciso tutti gli ebrei. Hitler è stato il peggior veleno contro la civiltà e la specie umana che ha prodotto la storia». In tutto lo scrittore ha realizzato 35 libri più un dramma teatrale. Si è sposato 6 volte ed è stato padre di 9 figli. Ha recitato in 7 film, di 12 ha scritto la sceneggiatura (quasi tutti tratti da suoi libri), ne ha prodotti 3 e diretti 4. Una vita piena di arte, ironia e contraddizioni.