AI CONFINI DEL PARADISO, di Fatih Akin, con Hanna Schygulla, ...

Con destini che s'incrociano. Questi temi che svolge, in tre momenti diversi ma collegati, il regista tedesco di origine turca Fatih Akin, noto ai festival dove, di recente, a quello di Berlino, ha vinto un Orso d'oro con "La sposa turca". Si comincia in Germania. Un anziano pensionato turco si mette in casa una prostituta per avere compagnia, ma, dopo un diverbio, finisce per provocarne la morte. Arrestato, viene rispedito al suo Paese. Suo figlio, che insegna all'università, sapendo di una figlia della prostituta rimasta in Turchia, Ayten, va a cercarla a Istambul ignorando che l'altra, legata a rivolte politiche, era fuggita clandestinamente in Germania dove, scoperta, aveva chiesto invano asilo politico. Aveva cercato di difenderla, con il dissenso della propria madre, una ragazza tedesca, Lotte, così accesa per lei da sentimenti anche amorosi da averla seguita in Turchia dove, vedendola finita in carcere, aveva tentato con ogni mezzo di farla rilasciare. Le varie storie si fondono: Lotte è uccisa in strada, sua madre, venuta a Istambul, incontra prima l'insegnante turco-tedesco che all'inizio l'aveva accolta, poi la stessa Ayten rimessa in libertà, cui si lega maternamente nel ricordo della figlia. Anche l'insegnante, che dopo il suo arresto non aveva più voluto saper nulla del padre, saputo dove si è ritirato, lo andrà a cercare. Pacificato a sua volta. Molti temi, appunto. I casi dei vari personaggi, pur intrecciati fra loro, finiscono spesso per isolarsi in un contesto narrativo che li tratta via via separandoli un po' troppo. Con passaggi comunque rapidi e con risvolti non di rado asciutti fino all'essenziale se non, addirittura ai limiti dell'implicito. Così, nonostante i passaggi bruschi e, qua e là, la sensazione di lacune, si può seguire, anche perché la regia di Akin riveste poi l'azione di un clima in cui, al di là della politica e della sociologia, finiscono per imporsi soprattutto i sentimenti. Specie quelli che, per un verso, uniscono, pur tra incomprensioni, Lotte e sua madre e, per un altro verso, quelli, più indiretti, di cui sono espressione l'insegnante e suo padre. Alla madre di Lotte dà un volto ormai matronale la cara Hanna Schygulla, con l'intensità abituale. L'altro genitore lo interpreta, con forti cipigli, un attore turco, Tuncel Kurtiz, noto anche da noi per la sua forte presenza in "A cavallo della tigre" di Carlo Mazzacurati.