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Visto dal critico

Le piaghe di Rodriguez trasudano ironia

CHI si pasce di horror, banchetti pure. Ne avrà fino a farne indigestione. Senza però offendere troppo il cinema perché il film è scritto, diretto, montato e persino prodotto da quell'oriundo messicano, di Robert Rodriguez, che ai suoi esordi, con "El Mariachi" e "Desperado", si era fatto prendere in considerazione anche da noi critici, per tensioni ed emozioni di qualità indubbie. Oggi parte da un tema piuttosto noto, quello di una misteriosa epidemia che, diffondendosi nell'aria, provoca in chi aggredisce delle terribili piaghe, riducendolo presto a una sorta di zombie tra la vita e la morte. Dall'epidemia arrivando agli zombies, Rodriguez segue schemi di quel genere perché da una parte c'è un gruppo di sani che cerca in tutti i modi la salvezza, dall'altra ci sono gli zombies pronti a contagiarli e a distruggerli. In mezzo accade di tutto. Con bande assassine spuntate non si sa da dove, con belle ragazze seminude incaricate di inserire un po' di sesso (e di sentimento) tra tutto quel sangue, con una esplosione, ad ogni passo, di incidenti, di accidenti, di aggressioni e di imprevisti che una regia implacabile si assume l'incarico di rappresentare nel modo più coincitato e orripilante possibile; senza molto curarsi della logica, volutamente poco attenta alle fisionomie dei personaggi (basta che si spaventino e provochino paure) e disseminando qua e là l'azione di dettagli venati spesso anche da un sospetto di sarcasmo. Un esempio per tutti: a una delle belle ragazze seminude deve essere amputata una gamba, ma la protesi subito approntata per farla camminare è una... mitragliatrice fulminante che le permetterà di stendere al suolo, in massa, gli zombies pronti ad assalirla... Il risultato, se lo stomaco regge e tutto quell'eccesso di piaghe purulente e di metamorfosi di uomini in mostri repellenti lo si accetta come elemento integrante di un genere, può farsi anche seguire. Riconoscendo a Rodriguez, anche quando esagera, di sapersi servire con furbizia di tutti i mezzi e gli effetti che il cinema del terrore arriva a offrirgli. Gli interpreti, a loro volta, ce la mettono tutta ad assecondare questo terrore. Citerò solo le due ragazze, Rose McGowan, quella con la gamba a mitraglia, e Marley Shelton, vittima non solo degli zombies ma di un marito medico quasi più mostro di quelli.

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