Alto livello artistico

La differenza è tutta qui: le filastrocche e i nonsense inducono tutt'al più a un sorriso benevolo, la poesia si libra in alta quota e commuove. Mai come quest'anno Sanremo ha saputo offrire qualità artistica a tutto tondo. In un catalogo nel quale potevano figurare, l'uno dietro l'altro, il canto aperto di Al Bano (trionfatore del televoto) e il soft rock dei Velvet, la romanza di Piero Mazzocchetti e la ballata degli Zero Assoluto, il Johnny Dorelli crooner degli anni ruggenti e la Nada azzardosa eroina del sex-metal. In qualche caso, come con Antonella Ruggiero e i cori di montagna nella serata di giovedì, si è sfiorata una purissima magia. E che dire di Tosca e della sua sarabanda della memoria? Di Mango disposto a inoltrarsi oltre il confine del pop-rock? O di Concato che indossava i panni dell'uomo sconfitto da questa società tritasperanze? Ecco, il miracolo di San Baudo è stato rendere credibile, e affascinante, un progetto festivaliero che avesse un senso profondo, senza dimenticare le necessità della divulgazione discografica. È stato un Sanremo di svolta, quasi un sorpasso di coscienza degli artisti nei confronti di un Paese che a tratti sembra irreale. Fabrizio Moro è salito sul palco dell'Ariston con l'aria di chi chiedesse una sigaretta, e ne è sceso con il sostegno dell'Antimafia. Di Cristicchi tutti ricordavano l'ossessione di «voler cantare come Biagio Antonacci»: pochi avevano compreso che quello era un testo ironico. Oggi Simone trionfa denunciando le atrocità dei centri di igiene mentale. Daniele Silvestri (la sua "Paranza" è il brano più scaricato da internet) è un divertissement colto e impegnato, ma vissuto con leggerezza arboriana. Meno interessanti le sparse alleanze familiari: i Facchinetti padre e figlio, i fratelli Bella, queste sì operazioni di pura riverniciatura di carriere arrugginite. Meglio il tormentone surreale di Momo. Ma anche i Giovani hanno convinto, ed è stato sintomatico vedere che i più interessanti fossero romani: oltre a Moro, Romina Falconi, Elsa Lila, Sara Galimberti, lo stesso Pier Cortese, pur eliminato. Con Baudo Sanremo è diventato un evento nazional-cultural-sociale: che non torni ad essere il teatrino delle macchiette musicali. s.mannucci@iltempo.it