Cina e Italia si candidano per il Leone

Se è del regista cinese Jia Zhang-ke il film a sorpresa in concorso sul Lido («Still Life»), persino il primo film italiano presentato ieri in concorso, «La stella che non c'è» di Gianni Amelio, con Sergio Castellitto e Tai Ling, è interamente ambientato in Cina, tra Shanghai e Chinqing. La storia è quella di un viaggio ispirato al libro di Ermanno Rea, «La dismissione». Tra acciaierie, praterie, altoforni e devastanti povertà, il protagonista Buonavolontà, operaio specializzato e neodisoccupato, lascia l'Italia per lavoro e si ritrova a cambiare la sua esistenza. Amelio che ha avuto ieri un lungo colloquio con il ministro Rutelli, pensa già al sequel. A Rutelli il film di Amelio è piaciuto moltissimo: «Per vederlo, il ministro ha fatto anche la fila, come tutti. Non è comune, almeno nel nostro Paese che non è un Paese normale - ha detto il regista - Rutelli è rimasto colpito dall'esplorazione di aspetti che la retorica dei media cinesi ha nascosto, come il condominio (di 12 mila persone) in uno dei villaggi più poveri, dove in ogni appartamento c'è chi dorme, chi mangia, ma la maggioranza lavora. È un paese di contrasti, dai grattacieli di Shanghai a vere favelas. La commissione di controllo ci seguiva sempre: ci hanno fatto togliere le mascherine sulla bocca alle comparse, mentre in Cina le portano tutti e non abbiamo potuto riprendere nemmeno una sparuta manifestazione di studenti contro l'inquinamento. Ci hanno invece permesso di riprendere i bambini che vivono dentro l'acciaieria: non sanno neppure che tenerli esposti ai veleni è una follia per noi che gli altoforni li dismettiamo e li trasferiamo fuori dai centri abitati». A Sergio Castellitto la visione di quei bambini ha rievocato il libro di Pasolini, «Ragazzi di vita»: «Le campagne cinesi sono piene di bambini non censiti, li nascondono, li abbandonano o li uccidono, per non pagare la multa prevista per chi ha più di un figlio. In un villaggio c'era un manifesto che mostrava una coppia ben vestita: i due spingevano una carrozzina con dentro una bambina, con sotto la scritta: "'Accettate la sfida del futuro! Anche una femmina può essere una buona occasione". Con questa scena in Italia ci farebbero tre puntate di Ballarò». «Amelio è un grandissimo regista e il suo è un un tema importante - ha detto ieri Rutelli pressato dai giornalisti che hanno giudicato fondamentale la sua presenza alla Mostra - Ma la cosa importante è che sia venuto Prodi, ed è la prima volta», ha concluso il ministro. Amelio ha ricevuto un crescendo di giudizi positivi: i 100 minuti del suo film sono stati seguiti in maniera un po' contrastata nelle proiezioni mattutine riservate alla stampa. Ma è stata vera apoteosi con il pubblico in sala nell'appuntamento serale: al termine il film è stato salutato con quasi dieci minuti di applausi. Anche in conferenza stampa il regista e il protagonista sono stati accolti da ovazioni, tanto che si ipotizza la Coppa Volpi per l'interpretazione di Castellitto. Oltre ad Amelio erano in concorso ieri altre attesissime pellicole, come «L'intouchable» di Benoit Jacquot e «Bobby» di Emilio Estevez, che racconta l'ultima notte di Robert Kennedy, fratello del presidente John, ucciso nell'Ambassador Hotel di Los Angeles il 6 giugno del 1968. Tra i 22 protagonisti, un cast d'eccezione: Anthony Hopkins, Harry Bellafonte, Sharone Stone, Lindsay Lohan, Elijah Wood, Demi Moore, Helen Hunt e tanti altri. Fuori concorso era invece «Summer Love» di Piotr Uklanski, pittore e scultore polacco che vive e lavora a New York e una sua installazione è esposta nel Palazzo Grassi di Venezia. Il suo è uno spaghetti western in salsa polacca, con Val Kilmer. Tra scontri sanguinolenti e battute ad effetto, vengono citati miti e modelli cinematografici: Dario Argento, i western americani anni '50, gli spaghetti western italiani di Leone, Corbucci e Coalizzi. Ieri sono stati infine consegnati i premi «Diamanti al cinema»: tra i