«SCOPPIO d'amore e guerra» di Duccio Camerini a Roma al Teatro della Cometa, un buon successo? «Ogni sera c'è tanta gente.

L'avventura di un teatro nella seconda guerra mondiale. Un ruolo che mi impegna tanto e che mi dà molte soddisfazioni». Come Eleonora Aldovrandi in «Orgoglio», capitolo terzo? «È una fiction di successo ed io mi trovo veramente bene. Mi piace alternare al teatro anche la televisione. Aspetto qualche proposta decente dal cinema che amo davvero tanto». Ha cominciato proprio con il cinema? «Sì. A 15 anni facevo la modella, a 18 avevo una indipendenza economica che mi permetteva di vivere da sola. L'ingresso nel cinema a 18 anni, dalla porta principale. Era il 1985, il film di Mario Monicelli «Speriamo che sia femmina». Fu da allora che conobbi la droga del cinema. Un grande regista, grandi attori. Mi volle Monicelli e fui scelta dopo un provino. Un compenso di cinque milioni. Come modella guadagnavo di più». Si sentiva già un'attrice? «No. Mi sentivo una ragazzina con le lentiggini che non capiva molto della vita. Capii comunque che con Monicelli avevo avuto una grande occasione. Per questo cominciai a studiare per diventare una vera attrice. E le proposte arrivarono, da Pupi Avati a Beppe Cino a Fiorenza Infascelli. Ho lavorato con famosi e promettenti registi del nuovo cinema italiano in opere di successo. Quartullo, Barbareschi e tanti altri». E da bambina com'era? «Una bambina timida, solitaria ed impaurita. La mia timidezza si trasformava spesso in aggressività». A scuola? «Un mezzo disastro. Frequento il liceo linguistico ma termino gli studi in una scuola americana a Roma. Mia madre mi aveva educata alla indipendenza non solo economica. Per questo andai poi a vivere da sola». Si sente un'aristocratica? «Provengo da una famiglia aristocratica. Figlia unica. Mio papà Alessandro era un uomo chiuso con evidente difficoltà a vivere. Mia madre, Marina Ripa di Meana, è conosciuta da tutti. La morte di mio papà è stata sempre un grande vuoto nella mia vita». È innamorata? «Sì. Mi piace convivere con l'amore. Ho avuto sempre storie lunghe ed importanti. Con Giovanni Malagò quattro anni, con Barbareschi sette anni, un amore molto tormentato. Ora sto godendomi la vita che non sono riuscita a vivere da giovane. Sto cercando di pensare soprattutto a me stessa e alle mie due figlie gemelle, il più grande capolavoro della mia vita».