di DINA D'ISA C'E CHI lo considera un genio, chi un grande scrittore, alcuni apprezzano la sua proverbiale ...

Astigiano, con una laurea in Giurisprudenza nel cassetto, Faletti ha iniziato la sua carriera artistica con il cabaret, approdando al Derby di Milano: da qui, l'ascesa televisiva, prima con la Carrà, poi in «Drive in» ed infine in «Emilio», dove lanciò uno dei suoi più popolari personaggi, Franco Tamburino, improbabile stilista di Abbiategrasso. Quindi, come un provetto Re Mida, Faletti tocca altri settori del campo artistico, trasformandoli in nuove occasioni di successo personale: dal Premio della critica a Sanremo, nel 1994, con la canzone "Signor Tenente", alla sorprendente metamorfosi che lo vede autore di thriller venduti in tutto il mondo, fino all'ultimo lavoro come attore cinematografico, nel ruolo di un insegnante. Faletti, perché ha deciso di accettare questa parte e di cosa narra il film? «Fare l'attore è come prendersi una vacanza. Il film "Notte prima degli esami" è diretto da Fausto Brizzi, che finora ha sceneggiato tutti i film di Neri Parenti e ora debutta come regista. Il copione mi è subito piaciuto: è scritto con garbo ed è divertente, ma senza allusioni o volgari doppi sensi. E' una commedia corale e generazionale che uscirà nelle sale la prossima primavera. Un "come eravamo" tenero, romantico, a tratti buffo. I protagonisti sono giovani (tra questi, figurano Cristiana Capotondi e Nicolas Vaporidis) e io interpreto il prof di lettere più bastardo della storia dell'umanità, che però in famiglia svela le sue insicurezze, le sue paure e i suoi rimpianti. Antonello Venditti, nella canzone che dà il titolo al film, racconta bene la notte fatidica prima della maturità, con le sue angosce, con i litri di caffè e soprattutto con i mille sogni nel cassetto che ogni ragazzo sperava, almeno in quegli anni, di raggiungere dopo lo step degli esami». Cosa ricorda in particolare degli Anni Ottanta? «Era l'epoca dell'edonismo reaganiano, l'Italia viveva un periodo florido, felice, c'era lavoro per tutti. Ora, invece, è tutto fermo, sembra sia passato un rullo compressore sul Paese. Eppure, Berlusconi dice che va tutto bene. Ma io vado nei negozi, o nei mercati, in quegli stessi dove faticavo da ragazzino, e vedo la gente che gira, guarda e poi se ne va a casa senza comprare nulla. La crisi c'è, eccome. Quella degli Anni Ottanta, invece, è stata l'ultima generazione senza cellulare, senza le ansie di voler apparire in tv a tutti i costi: era la generazione dei ragazzi che si divertivano a fare battute e gag esilaranti e tutti rigorosamente «in comitiva» e con i soldi in tasca. Erano anche gli anni in cui ho cominciato a lavorare nello spettacolo». Finito il film tornerà a scrivere il suo terzo thriller? «Ho iniziato già a scriverlo: è un thriller ambientato ai giorni nostri, i protagonisti sono tutti stranieri, non c'è nemmeno un italiano e si svolge tra i Navajos d'America. Il resto è top secret. Spero che avrà lo stesso succeso dei miei primi due libri che finora hanno venduto 7 milioni di copie in tutto il mondo. I diritti di «Io uccido» sono stati comprati dal produttore Aurelio De Laurentiis e pare che Cronemberg sia interessato alla regia. Mentre i diritti del secondo thriller, «Niente di vero tranne gli occhi» hanno ben due offerte dalle produzioni hollywoodiane». Nel 1994, Sanremo le ha dato il successo nel mondo della musica, oggi a distanza di più di dieci anni cosa pensa del festival della canzone? «Aldilà del mio fatto episodico, la canzone rispecchia la realtà del momento. E' impressionante che oggi i ventenni conoscano a memoria le canzoni di Battisti o dei Beatles, io alla loro età non conoscevo Alberto Rabagliati o Natalino Otto. Questo vuol dire che la musica non ha portato grandi novità, qualcosa non va se tutto è rimasto fermo ai Pink Floyd, ai Deep Purple o agli Oasis. Nella canzone italiana manc