«L'invenzione degli Stati Uniti» Un saggio scritto come un romanzo

Una lettura, quella de L'invenzione, che può soddisfare il palato non solo degli addetti, ma anche di un pubblico occasionale. E' senza dubbio un ritratto ironico e di singolare interpretazione storica, sui Padri fondatori degli Stati Uniti, Washington, «a policeman», Adams, «a banker», Jefferson, «a poet». Ma al primo viene attribuito anche un termine che forse rende perfettamente l'idea fisica dell'uomo, Protocolosso. Lo stesso linguaggio adottato resta nella memoria come un esempio alto di «racconto» storico privo di orpelli manualistici o di maniera, dove l'umanità dei personaggi analizzati rappresenta il nucleo principale della loro identità politica e sociale, con l'aggiunta di gossip davvero divertenti, come l'aspetto inquietante di Washington causato da alcune protesi nella malconcia dentatura e la paura di Adams, con lo stesso problema di denti, di somigliare a lui. Ma l'incontro con Gore Vidal (il suo nome cristiano è Eugenio), sa di nostalgia. Dopo più di trent'anni il nostro Autore cambia residenza, dall'amata Ravello alla California: alle origini. E La Rondinaia, la sua ben nota villa sulla costiera amalfitana, perde un'eccellente personalità e una preziosa, nonché ricca biblioteca. Gore Vidal, è d'accordo con l'affermazione di James Joyce: «La storia è un incubo dal quale cerco inutilmente di svegliarmi?» «Sono d'accordo con Lev Tolstoj, La storia sarebbe una gran cosa, se fosse vera!» Una democrazia, quella dei Padri, molto discutibile, da quanto emerge dal suo libro «In realtà non vi era neanche l'illusione della democrazia. I Padri fondatori non hanno mai voluto inventare la democrazia, hanno piuttosto inventato la Repubblica dove ci fosse equilibrio tra i vari poteri, a loro volta controllabili. Una Repubblica sul modello di quella Romana. Ci sono due cose che hanno odiato i Padri fondatori, la democrazia e la tirannia. Odiavano i re e avevano combattuto contro la monarchia». Crede che il linguaggio da Lei usato, semplice e discorsivo, sia più convincente? «Il mio volume consiste in una storia fittizia basata sulla storia. Una storia narrativa. Quello che ho riportato è tutto realmente accaduto, assolutamente realistico e documentato, ma allo stesso tempo sorretto da una struttura assolutamente narrativa». Chi preferisce dei tre Padri, il poliziotto, il banchiere o il poeta? «Il poeta Jefferson, anche se il più divertente era Adams». Le piace documentare o narrare? «I lavori più divertenti sono quelli interamente narrativi, dove crei dei mondi alternativi. La scrittura di saggi comporta invece un lavoro più faticoso dal momento che, essendo tutto realmente accaduto e avendo io interesse a documentare compiutamente, c'è un impegno di ricerca molto intenso che può essere anche meno divertente». È critico nei confronti degli attuali uomini politici statunitensi? «Decisamente no». L'invenzione degli Stati Uniti, è nato per bisogno di esprimere la tesi secondo cui i Padri invece della Repubblica hanno creato un Impero, o per puro divertimento da intellettuale? «Sicuramente per entrambe le cose». Un parere sulla letteratura contemporanea? «Penso che i più grandi scrittori siano in assoluto Italo Calvino e Thomas Mann». Un progetto prossimo futuro? «Non lo so!» È sicuramente una ghiotta occasione l'incontro di Furio Colombo con Gore Vidal, domani alle 21, presso l'Hotel Majestic di via Veneto a Roma. Sarà l'addio al capitolo molto amato della vita di uno scrittore di grande rilievo, dedicato all'Italia. Ma sarà anche un'occasione per conoscere un uomo che, malgrado il bastone pronto ad alleviare la sofferenza della sua gamba sinistra, sa ancora affascinare per la sua profonda cultura e l'intelligenza capace di far luce sulle problematiche umane più difficilmente interpretabili.