Roma diventa il pianeta del cinema

Di qui «la trasferta veneziana» in un periodo caldo, quello di un festival secondo solo alla Notte degli Oscar americani. Una città immersa nell'atmosfera febbricitante creata dall'attesa del Leone d'oro. Un'idea «audace» - come non ha esitato a definirla Bettini - quella di creare una rassegna all'avanguardia, che sarà diretta artisticamente da un gruppo di persone, una sorta di brain trust cinematografico e che, volente o nolente, entrerà in competizione con la Mostra del Cinema del capoluogo veneto: «Due eventi molto diversi tra loro quello romano e quello veneziano - ha continuato Bettini - qui (a Venezia, ndr) c'è l'eccellenza, a Roma sarà una grande festa collettiva: il pubblico stesso sarà chiamato a giudicare le pellicole che proietteremo nelle diverse sale». Bettini, quali attori vorrebbe vedere protagonisti delle retrospettive, al festival romano? «Robert De Niro e Clint Eastwood: sogno di vedere loro al Parco della Musica. Perché rappresentano l'America in tutte le sue sfaccettature. La grandezza americana e l'insinuazione di un "dubbio" insito nella grandezza stessa». Dove vuole arrivare il Parco della Musica, cinema a parte? «Il Parco è uno spazio multifunzionale, aperto all'Europa intera. È una fabbrica della cultura. È il tempio della musica classica, della musica da camera. È il tempio di Santa Cecilia come lo è della musica pop e come lo sarà del cinema. Spero si continui ad affermare, spero che continui in questa direzione per affermarsi anche a livello mondiale». L'Auditorium agli esordi, anche per le spese di costruzione, ha «sofferto» economicamente. Come avete pensato di risolvere questo problema? «Ormai è una struttura sana e affermata. I dati parlano chiaramente. Nel 2004 abbiamo organizzato settecento eventi che hanno riscosso un successo enorme. Grazie alla sinergia e alla collaborazione tra me e l'amministratore delegato, abbiamo superato le incertezze iniziali collaborando, organizzando concerti, eventi, coinvolgendo il pubblico in incontri». Sim. Cap.