LA VICENDA DEGLI U-BOOT FUGGITI IN ARGENTINA

Il 10 luglio 1945 (la Germania nazista si era arresa l'8 maggio), il sommergibile tedesco U.530 affiorò nelle acque del Rio de la Plata, facendosi catturare dagli argentini. Gli abitanti di Buenos Aires si divertirono a canzonare il comandante, tenente di vascello otto Wermouth, istantaneamente ribattezzato "Wermouth Cinzano". Meno inclini a fare dello spirito — per l'imbarazzante arrivo del sommergibile — erano i componenti del «Gruppo de Oficiales Unidos», al potere dopo il colpo di Stato del giugno 1943. Sia il generale Ramirez, sia il successore, generale Ferrel, entrambi filo-Asse, dovevano farsi perdonare, agli occhi degli Stati Uniti, la riluttanza a schierare il loro paese a fianco degli Alleati, a differenza di quanto avevano fatto le altre repubbliche sudamericane. L'Argentina aveva rotto con Germania e Giappone, dichiarando guerra, soltanto il 17 marzo 1944, quando le sorti del secondo conflitto mondiale erano già segnate. I servizi americani e inglesi sapevano però che l'Argentina pullulava di agenti nazisti e che Goebbels, per molti anni, vi aveva condotto una accurata penetrazione propagandistica. La Us Navy pretese subito la consegna dell'U.530 (cosa che gli argentini fecero sollecitamente), mentre l'equipaggio di eclissava. Sorprendentemente, si apprendeva che il sommergibile proveniva dalle coste orientali degli Stati Uniti, come dire dalla tana del leone. Chi lo aveva rifornito, per la navigazione verso Sud? Di quali connivenze si era avvalso il comandante? Mistero fitto. Il 17 agosto 1945 (più di tre mesi dopo la capitolazione del terzo Reich), nuovo colpo di scena, ancora più clamoroso. «German Submarine», segnalò alle sbalordite autorità argentine l'U.977 al comando del sottotenente di vascello Heinz Schaeffer. Il sommergibile proveniva addirittura da Bergen, in Norvegia, e in 66 giorni di effettiva navigazione aveva percorso 7.300 miglia. Penosa e altamente drammatica per l'equipaggio la discesa dell'Atlantico, avvenuta soprattutto in immersione: tuttavia, sia pure a costo di rinunce e sofferenze, quella fantastica navigazione occulta era riuscita. Schaeffer, alla partenza, aveva sbarcato gli uomini sposati desiderosi di tornare alle loro case; agli altri, disposti a vivere l'avventura, si era limitato a dire che «aveva alcuni amici in Argentina», senza precisare quali. Si comprende, dopo questi arrivi, perché nell'estate di sessant'anni fa su quotidiani e periodici tenne banco la vicenda dell'U.530 e dell'U.977. I due comandanti tedeschi furono accusati di aver sbarcato, in una spiaggia deserta a Sud di Bahia Blanca, nientemeno che Adolf Hitler ed Eva Braun, oppure Martin Bormann, braccio destro del Führer, svanito nel nulla mentre i russi serravano da presso la Cancelleria a Berlino, o anche Ernst Kaltenbrunner, capo dell'ufficio della Sicurezza Nazionale, principale collaboratore di Himmler. Naturalmente, non era vero niente. Ma se Schaeffer e Wermouth non avevano sbarcato "qualcuno", avevano però messo a terra "qualcosa". Alicia Dujovne Ortiz, biografa di Evita Peròn, sostiene che sulle spiagge di San Clemente del Tuyù, non lontano dal Mar del Plata, furono sbarcate pesante casse, contenenti un tesoro da capogiro. La lista comprendeva: 187.692.400 marchi tedeschi; 17.576.500 dollari; 4.682.500 sterline; 24.976.500 franchi svizzeri; 8.379.000 fiorini olandesi; 54.963.000 franchi francesi; 17.280.000 franchi belgi; 2.511 chilogrammi d'oro e 4.638 carati di diamanti e brillanti. «Chi sarà il responsabile — scrive sempre Alicia Dujovne Ortiz — di questi fondi negli istituti bancari Alenàn Transatlantico, Germanico, Tornquist e Strupp? Ludwig Freude, agente dello spionaggio tedesco a Buenos Aires. E a nome di chi verranno depositati? Di Juan Domingo Peròn e della sua concubina Eva Duarte». Insomma, gli ingenti fondi sbarcati dai due U. Boote servirono a Juan Domingo Peròn (che era stato in Europa, anche in Italia, negli anni precedenti) per