Il mondo della musica piange Piero Soffici

Aveva 83 anni. Era nato a Rovigno, Jugoslavia, e dopo il diploma in violino, composizione e armonia, debuttò giovanissimo nelle sale da ballo con una propria formazione. Attivo come band-leader ma anche come arrangiatore, grazie alla sua sensibilità e alla sua buona vena, si impose come autore fin dall'inizio degli anni Sessanta. Innumerevoli i suoi successi discografici, fra cui «Stessa spiaggia, stesso mare» (Mina, Piero Focaccia), «Coccinella» (Ghigo), «Un caffè» (Gino Paoli), «Probabilmente» (Johnny Dorelli), «Un buco nella sabbia» (Mina), «Pitagora» (Adriano Celentano), «La rivoluzione» (Gianni Pettenati), «Pietà» (Vasso Ovale). Ma è soprattutto con Caterina Caselli che Piero Soffici sigla brani destinati a caratterizzate l'attività e lo stile dell'interprete emiliana. Soffici plasma lo stile vocale, giovanile e aggressivo, della Caselli, al punto da determinarne l'impronta. «Cento giorni» e «Perdono» fra i temi più caratterizzanti. Lunghissimo l'elenco dei cantanti che in più di un'occasione, magari in momenti delicati della propria carriera, si sono rivolti a lui per un brano, magari soltanto uno spunto, un riff, un ritornello, una trovata musicale o semplicemente strumentale. Fra loro Iva Zanicchi, Massimo Ranieri, Orietta Berti, Tony Renis, Rocky Roberts, Teddy Reno e anche alcuni grossi calibri stranieri, fra cui Marino Barreto, Frankie Avalon, Gene Pitney e altri. La figura di Piero Soffici, l'autorevolezza del musicista e l'umanità, rimandano direttamente alla Milano discografica degli anni Sessanta, a quella Galleria del Corso che sfornava successi a getto continuo, produceva ricchezza e qualità musicale di cui oggi si sente la mancanza. Si lavorava con metodi artigianali, a volte anche un po' casuali, ma con un alto tasso di creatività che alla fine premiava. Soffici, ottimo e preparato musicista che sapeva concepire il formato canzone con garbo e stile, si avvalse di parolieri altrettanto qualificati, da Vito Pallavicini a Mogol.