di LUCIANA VECCHIOLI «VIAGGIANDO ho sempre cercato di conoscere meglio culture ed usanze di altri popoli.

Il fiero Tom Cruise, come un guerriero d'altri tempi, non si risparmia per il lancio del suo nuovo film, «L'ultimo samurai», che peraltro ha anche prodotto. Epico racconto, ambientato nel 1870, del capitano Nathan Algren (Cruise), un ufficiale americano che si ritroverà a combattere a fianco dei perseguitati samurai. Pellicola destinata a grande incassi, da domani in 600 copie nelle sale di tutta la Penisola. Di passaggio nella Capitale, tappa di un lungo giro promozionale per l'Europa, il bel Tom non ha mancato di lasciare al suo adorante pubblico italiano sagge considerazioni. Capelli cortissimi, ha risposto con estrema disinvoltura alle domande dei giornalisti. Mentre asciuga scherzosamente con un lembo della camicia il sudore della sua interprete, racconta di quanto abbia sempre ammirato i valori dei samurai. Parla di onore, integrità e soprattutto responsabilità, concetti da sempre perseguiti. «Non avevo mai fatto un film epico e ho subito amato il suo messaggio filosofico. Sostenere valori come l'onore, l'integrità e la responsabilità: i miei stessi valori». Interpretare il capitano Nathan Algren, un ex soldato che in Giappone si converte alla filosofia del Bushido, «è stato un modo per rendere onore a questa cultura di eroi. Il film ha risposto benissimo al botteghino specie negli Usa dove, cosa rara, la gente, a fine proiezione, si è alzata in piedi per applaudire». Un successo che ha coinvolto il Sol Levante: «La prima del film l'abbiamo fatta proprio in Giappone e anche lì ci sono state standing ovation. E questo nonostante L'ultimo Samurai non rispetti la verità storica». Nella trasferta romana hanno seguito Cruise la fidanzata Penelope Cruz, il regista Edward Zwick (che ha rivelato di aver realizzato un suo sogno senza essere ricorso i miracoli del computer), e l'attore nipponico, molto popolare nel suo Paese, Hiroyuki Sanada. «Il fatto che il film stia riscuotendo consensi - ha detto Sanada - è l'occasione per far conoscere la cultura dalla quale è nata la nostra civiltà, facendo svanire vecchi pregiudizi. Forse anche un po' gelosi che a rappresentare così bene l'antica stirpe dei samurai sia stato uno straniero».