di GIAN LUIGI RONDI LA MACCHIA UMANA, di Robert Benton, con Anthony Hopkins, Nicole ...

UN film da un romanzo di successo che si impone però soprattutto per i suoi due protagonisti, Anthony Hopkins e Nicole Kidman. Il romanzo. «La macchia umana», appunto, è il terzo della «trilogia americana» di Philip Roth, lo scrittore che tanti consensi ottenne alla fine del Sessanta con «Il lamento di Portnoy». Al centro un singolare personaggio, Coleman Silk, che, nonostante fosse afro-americano, aveva la pelle bianca. Una circostanza che, negli anni in cui l'integrazione era ancora lontana, lo indusse a fingersi bianco, rinnegando i suoi e diventando presto uno stimato docente universitario. Per una curiosa nemesi, tuttavia quando ormai l'integrazione era generalmente accettata, veniva coinvolto in una ingiusta accusa di razzismo ai danni di due suoi allievi. Con la conseguenza, paradossale, di fargli perdere l'incarico e con un dolore tale della moglie che ne moriva. Coleman, solo e senza più lavoro, trovava più tardi conforto, però senza mai svelare il suo segreto, prima nell'amicizia di uno scrittore, poi nell'amore per una donna molto più giovane di lui separata da un marito violento. Con conseguenze tragiche. Il compito di portare sullo schermo questi drammi se l'è assunto Robert Benton («Kramer contro Kramer», «Le stagioni del cuore»), scarsamente coadiuvato da un testo riscritto per lui da uno sceneggiatore del ciclo «Star Trek», Nicholas Meyer, che ha frantumato il romanzo in continui ritorni dal presente al passato senza arrivare quasi mai a suggerire alla regia i toni giusti da prendere e finendo, specie nel finale, per privilegiare un sentimentalismo di maniera, infarcito sia di letterarietà sia di retorica. Però, appunto, ci sono quei due protagonisti che, pur senza coincidere sempre con le fisionomie di quelli creati da Roth, ce li propongono con intensità eguale e, Nicole Kidman, persino con lo stesso lacerato vigore. Un duetto che non si dimentica.