di ALDO COSTA «MANGIARE almeno tre teste d'aglio al giorno, rigorosamente crudo, bere ...

Figli? Se capita»: è questo l'elisir di lunga vita che Nicola Arigliano, 80 anni sabato, consiglia ai più giovani. «Amo tanto il mio mestiere - dice l'arzillo "nonnetto dello swing" - ed è col pubblico e con i miei musicisti che festeggerò questo compleanno, che è anche un onomastico, visto che quel 6 dicembre, i miei due antenati mi chiamarono Nicola. Che fantasia...». La festa-concerto si terrà ad Asti, dove sabato sera, al teatro Alfieri, Arigliano sarà accompagnato sul palco dal suo affezionato trio: Giampaolo Ascolese alla batteria, Elio Tatti al contrabbasso e Antonello Vannucchi al pianoforte. Per l'occasione speciale ci sarà anche una serie di ospiti, tutti nomi di primo piano della scena jazz: Enrico Rava, Gianni Basso, Gianni Coscia, Dino Piana, Gianluigi Troversi e Umberto Trinca «Faremo tutti pernacchie insieme a suon di musica», dice il vispo Arigliano. La serata sarà anche l'occasione per registrare il nuovo album del cantante salentino, la cui uscita è prevista per fine gennaio. Il disco si va ad inanellare in una catena di lavori, tutti registrati dal vivo, perchè Nicola, da bravo jazzista, «ama l' improvvisazione - spiega il direttore artistico della sua casa discografica, la Nun, Luca Fantacone - e non sopporta l'idea di provare e riprovare lo stesso pezzo in sala d'incisione». Dopo le oltre 100 mila copie vendute degli ultimi due cd, «Go man!» e «My name is Pasquale», il nuovo album sarà incentrato sui classici italiani degli anni '30 («Maramao perchè sei morto», «Il pinguino innamorato», «Ho un sassolino nella scarpa», «Permette signorina») ma, trattandosi di un disco celebrativo, sarà inevitabile qualche incursione su alcuni standard dello swing americano e sui classici del suo repertorio (da «20 chilometri al giorno», che Arigliano presentò al festival di Sanremo nel '64, a «I sing ammore» e «Amorevole»). Il genere leggero, o meglio grottesco, è quello che predilige. «È inutile fare un discorso politico. Il cantante deve fare l'intrattenitore», dice. Il testo, quello sì, è importante, più dei vocalizzi. Il crooner leccese non ama infatti il modo di cantare più in voga «perchè - dice - si finisce per accentare parole sbagliate o per forzare le rime pur di far combaciare testo e musica». Le "macchiette" che inserisce nei suoi concerti, come quella di Arcangelo Bottiglia, il cornuto dichiarato, sono infatti poesie parlate, recitate, con la musica di sottofondo, da lui inventate o attinte dal repertorio ricco dell'avanspettacolo. Evitando di guardarsi indietro con nostalgia, con ironia ricorda: «Il dottore diceva alla mamma di mettere ai suoi figli una collana di aglio al collo. I miei tre fratelli lo buttavano via, io lo mangiavo. Non puzza, fa bene; puzza chi non lo mangia perchè non si depura». E fa un bilancio: «Nella musica, tutto sommato, non è cambiato niente. Si parla sempre di amore». In politica invece «si dovrebbero fare meno cose e bene». E conclude con un auspicio: «Che i politici vengano nei night club». A fare cosa? «Pernacchie».