di ASSIA BAUDI DI SELVE ROMA — Una serata memorabile, all'insegna del lusso.

Al loro arrivo, sono stati accolti da un'apparizione sontuosa e leggera: il cortile trasformato in un quadrante di orologio, con le ore disegnate da luci rosse. L'ambasciatore francese Hannekin e il presidente di Cartier Franco Cologni, affiancati dalle mogli, hanno fatto gli onori di casa, lungo il percorso creato per l'occasione. Anna Valle, che indossava alcuni dei preziosi gioielli della maison parigina, si è soffermata a lungo nel tunnel buio, dove, tra piccoli fasci luminosi come stelle, erano esposti i testimoni del Tempo di Cartier. «Déclaration», per esempio, il modello più recente, con una cascata di anelli mobili di diamanti intorno alla cassa di titanio ornata da un purissimo solitario. O «Pasha» forte e maschile, molto appariscente rivestito di smeraldi taglio quadrato sulla lunetta e sul bracciale e di smeraldi cabochon sulla corona e sui quattro vertici degli attacchi. E pezzi unici, appartenenti alla Collection Art, tra i quali il più raro, «Tutti i frutti», del 1929, con bracciale di platino ornato di smeraldi, rubini, zaffiri e diamanti. Dopo aver ammirato gli oggetti di inestimabile valore, gelosamente custoditi nelle teche di vetro, la pittrice e principessa Niké Arrighi Borghese, l'attore Owen Wilson, Fabio Capello, Ramona Badescu (con una scollatura sulla schiena mozzafiato), Remo Girone, Giuliano Gemma, Clemente Mimun e non solo, hanno preso posto su sedie in plexiglas lungo i tavoli i cui specchi riflettevano gli affreschi cinquecenteschi di Annibale Caracci. Ma nessuno è mai rimasto troppo a lungo seduto nella stessa sala: molti si sono alzati e hanno cambiato tavolo. Un pranzo insolito dunque, durante il quale gli invitati erano liberi di scegliere il proprio interlocutore con il quale chiacchierare il tempo di un piatto di prelibatezze leggere internazionali, serviti da camerieri in divisa che si curavano di non lasciare mai in disordine i tavoli trasparenti. E dopo aver mangiato, i commensali si sono sdraiati su rigorosi divani rettangolari giapponesi, nella sala Ercole, voluta da Michelangelo. Un allestimento dal gusto audace che si è sposato armoniosamente con il capolavoro architettonico rinascimentale, per una notte elegante e stravagante, durante la quale personaggi in smoking, altri in completo scuro, donne dagli esuberanti cappelli, alcune in lungo e altre no, si sono divertiti sulle note jazz di due musiciste felliniane.