di FAUSTO GIANFRANCESCHI LA SINISTRA non rinuncia, giustamente, a una tattica di successo ...

In questo meccanismo l'abilità della sinistra è estrema, ma il caso che sto per dire rasenta l'assurdo. Giorgio Bocca sull'«Espresso», in maniera più rozza, e Ezio Mauro sulla «Repubblica», in forma più raffinata, denunciano accoratamente che l'egemonia culturale in Italia sta passando dalla sinistra alla destra. Bocca descrive addirittura un quadro apocalittico, con gli esponenti della destra, affamati, ignoranti e incompetenti, che occupano tutti i posti finora invidiabilmente gestiti da una classe di virtuosi affidabilissimi. È veramente un capolavoro retorico stravolgere la realtà fino a questo punto. Quando e dove accadono gli eventi che feriscono tanto Bocca e Mauro? Io non ne vedo alcun segno, considerando che dopotutto non sarebbe uno scandalo se, dopo mezzo secolo, arrivasse al capolinea la famosa egemonia della sinistra che ha fatto tanti danni, che ha letteralmente paralizzato la cultura italiana. Semmai è scandaloso che sia durata tanto a lungo, e che tuttora mantenga fieramente il suo dominio. Forse perché da sempre sono particolarmente sensibile all'argomento, ho l'impressione che la presa asfissiante del sistema sia addirittura più forte che mai. Le maggiori case editrici italiane (per non parlare delle minori), a cominciare dalla Mondadori «di Berlusconi», fanno a gara per pubblicare libri di esponenti della sinistra — da D'Alema a Fassino, a Veltroni e altri — che promuovono con ingenti investimenti pubblicitari, come se fossero chissà quali capolavori. Alla Mostra del Cinema di Venezia il presunto potere di destra è riuscito a compiere un'autentica acrobazia: la scelta, per la direzione, di un cinefilo comunista, andandolo a cercare addirittura in Svizzera, dove i comunisti sono veramente rari. E intanto in tutti i campi continua a funzionare alla perfezione il vecchio metodo della captatio benevolentiae: per esempio, una anziana ballerina classica dichiara in pubblico la sua fede di sinistra, e automaticamente continua a ballare in eterno. Nel settore nevralgico dei premi letterari sta accadendo qualcosa di completamente inedito. Il Campiello era nato e aveva acquisito prestigio con il segno dell'«impoliticità», dell'indipendenza; ma proprio in quest'ultima edizione ha perduto la sua virtù, con il premiatissimo Edoardo Sanguineti che ha approfittato dell'occasione per lanciarsi contro il regime attualmente instaurato in italia (Al solito, più vengono premiati e più protestano, e la cosa dà eccellenti risultati). È analogo il caso del recente Premio Napoli, dove Giovanni Raboni e Corrado Augias si sono dati manforte per appellarsi contro il regime dispotico di Berlusconi. Questo sarebbe il quadro che sfacciatamente preoccupa tanto Bocca e Mauro? Piuttosto bisognerebbe chiedersi perché il centrodestra rimane passivo e inerte, perché accetta la continuazione di un sistema politicamente e culturalmente letale, come se fosse incantato dall'atteggiamento minaccioso dell'avversario. Quali sono i motivi di questa indifferenza? Provo a immaginarli: anzitutto la paura ingiustificata davanti al terrorismo e alle intimidazioni della sinistra; poi, probabilmente, il calcolo di non mettere troppa carne al fuoco, considerando stupidamente la cultura come un elemento secondario; infine, io suppongo, la scarsa conoscenza, da parte dei politici, del vasto retroterra culturale in cui si coltivano fervidamente i valori della destra. Su quest'ultimo punto è un paradosso di sostegno e di conforto un parere di Ezio Mauro, il quale avverte che la spinta politica del Polo non avrebbe potuto imporsi compiutamente «senza una seminazione culturale preventiva e appropriata: che nasce certamente altrove, nella piena autonomia della ricerca storica e giornalistica, ma che legittima come una cornice questo quadro italiano di oggi». Dunque l