Lo chef prende i politici per la gola Cucinerà anche per i ministri europei durante il convegno di Taormina

Questo il buffet di apertura del pranzo d'onore per 350 invitati in occasione del convegno dei ministri Ue delle Politiche agricole in programma a Taormina fino al 24 settembre. Unico chef ammesso: Filippo La Mantia, 43 anni, palermitano doc con un passato da fotoreporter d'assalto (sue le foto dell'omicidio Dalla Chiesa). Il ministro Gianni Alemanno non voleva che lui, il cuoco gentiluomo bello come un attore che va in giro con le spezie predilette dentro la borsa di Prada insieme all'agenda, ma poi ti guarda male se parli di aglio e cipolla. Lui, il «cuoco degli Dei», seduttore dei potenti dal palato fine, li esclude rigorosamente dai suoi ingredienti. Il vertice di Taormina non è il primo appuntamento istituzionale dell'ex fotoreporter, che per un anno ha gestito a Roma il ristorante La Zagara e tra breve aprirà un nuovo locale dietro piazza Navona. Lo scorso giugno, infatti, ha cucinato per le Nazioni Unite e spesso si occupa dei ricevimenti ufficiali dei grandi della moda, da Angela Missoni (ha inaugurato la sua casa di Londra), a Gucci, Fendi e Swarowski. Anche se il suo maggior divertimento è organizzare cene, anche improvvisate, per i suoi amici siciliani (a luglio ha anche deliziato gli 800 invitati al matrimonio della figlia del conte Tasca), ormai nella capitale è noto come lo chef più amato dai politici. E pensare che la sua passione culinaria è nata fra le mura domestiche, quando sua mamma, a Palermo, aprì una bottega di dolciumi dove si vendevano gli ingredienti per fare le torte in casa e il piccolo Filippo passava il tempo ad ascoltare le ricette delle massaie. «Ho passato più tempo nelle cucine dei miei amici che nei loro salotti», confessa con soddisfazione La Mantia, sempre abbronzato e con computer al seguito. Spesso cucina a casa di Bobo e Scilla Craxi, ma anche di Lorenzo Zichichi, figlio dello scienziato, dove anche per occasioni intime si presenta attrezzato di tutto punto: incenso e musica di Zakir Hussein, coltelli con la lama di porcellana, divisa bianca, cappellone e couscoussiera. Quando gli chiedono per quale motivo ha smesso di fare il fotoreporter, risponde sincero: «Dopo 11 anni mi sono stancato di vedere solo morti ammazzati». Così, dopo aver girato il mondo con macchina fotografica a tracolla e pentola in valigia, è sbarcato a Roma. Qui, dopo solo due anni ha già conquistato un pubblico vastissimo di parlamentari con i suoi aromi isolani dal tocco esotico che affascina d'impatto. «Non conoscevo nessuno all'inizio, a parte i siciliani Gianfranco Miccichè e Tonino Dalì, però ammetto di essere molto fortunato perché il governo attuale è in gran parte siciliano», racconta La Mantia. Fra i suoi fans il presidente Francesco Cossiga «che viene da me solo per mangiare pollo lesso condito solo con salsa di basilico a crudo» e Lino Jannuzzi «che predilige caponata con mandorle ma senza cipolla e poi la celebre pasta alla Norma». I giornalisti habituè sono Enrico Mentana e Cesara Buonamici, «che però sta attentissima e si ciba solo di paste dietetiche». Un piatto unico prelibato è la passione del ministro Giulio Tremonti: cernia a vapore con pomodorini, capperi e mentuccia. Alla cena informale di Grazia Volo quest'estate, il ministro Stefania Prestigiacomo, «nonostante abitualmete mangi pochissimo, non ha potuto evitare di assaggiare tutti gli antipasti che ho presentato dalle panelle di farina di ceci agli arancini di agrumi», svela il riservatissimo cuoco, che è il fiore all'occhiello del ministro Alemanno, il quale si fida talemente di lui che non legge nemmeno il menù. Altri clienti del gourmet palermitano sono il portavoce del presidente del Consiglio Bonaiuti, il ministro Roberto Maroni, Vittorio Sgarbi, Formigoni (che va pazzo per la pasta con le sarde), mentre fra gli artisti La Mantia riceve abitualmente Gina Lollobrigida e Keith Jarret, che quando passa da Roma mangia solo al suo tavolo.