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«Il Duce? Uomo di sinistra fino alla fine»

Prego? «Sì, ha capito bene. Il duce non ha mai smesso di essere di sinistra e rimase socialista fino all'ultimo dei suoi giorni». Che fa, esagera? «Macché. Le dirò di più. Classificare di destra il regime fascista è completamente sbagliato».
È il pirotecnico inizio di una conversazione che abbiamo avuto con Nicholas Farrell, ex firma di punta del Sunday Telegraph, autore di una biografia del duce («Mussolini, A New Life», uscita in Gran Bretagna presso Weidenfeld and Nicolson) che ha scatenato oltremanica un vero e proprio putiferio. Per «colpire al cuore» questo simpatico quarantenne inglese con il gusto della provocazione e con la passione della Romagna (vive a Predappio da sei anni) a Londra sono scese in campo le firme più blasonate. Fra le tante, la più feroce è stata quella dello storico Denis Mack Smith. Questi, proprio dalle colonne del Sunday Telegraph, ha parlato di Farrell come «di uno scrittore velleitario e ignorante che si ostina a presentare un Mussolini non reazionario, non corrotto e non tiranno».
Farrell riparte proprio dallo storico inglese. «Nel suo libro - spiega - tratteggia la figura del duce in chiave grottesca. Si tratta di un'alterazione propagandistica di marca inglese, che risale alla seconda guerra mondiale e di cui Mack Smith si è fatto portavoce. Si può essere d'accordo o meno con le scelte di Mussolini, ma è sbagliato parlarne come di un saltimbanco». Farrell scandisce le parole in perfetto italiano e quando chiediamo il perché di tante «armi» puntate contro di lui, risponde: «La verità è che io ribalto la visione che del duce hanno gli inglesi. Sono partito da questa considerazione: un uomo "ridicolo e grottesco" non può prendere il potere e conservarlo per vent'anni. Mussolini aveva un carisma strepitoso. Egli governò godendo di un vasto consenso da parte del popolo italiano, almeno fino alla fine degli anni Trenta».
Di qui, però, a sostenere che il duce sia stato un socialista mai pentito ne corre. «Il duce con il fascismo - risponde Farrell - tentò di costruire una terza via fra il capitalismo e il comunismo. Il corporativismo era un progetto di sinistra e suscitò molto interesse presso diversi ambienti fuori dell'Italia».
Intanto, c'è un altro capitolo della biografia scritta dal giornalista londinese che ha mandato su tutte le furie i commentatori britannici. Si tratta delle pagine in cui si attacca la politica estera inglese a partire dalla metà degli anni '30. Il 7 ottobre del '35 la Società delle Nazioni, su iniziativa della Gran Bretagna, vota una risoluzione di condanna dell'Italia come Paese aggressore dell'Etiopia. Quattro giorni più tardi, 51 Stati su 54 decidono di colpire l'Italia con sanzioni economiche. Contro di esse si scatena la reazione del regime. Scendono in campo finanche Croce e Albertini. Entrambi nella «giornata della fede», in cui gli italiani consegnano le fedi nuziali alla patria, donano la loro medaglia di senatori. Pirandello offre quella del premio Nobel. «In quei giorni il governo britannico commise un gravissimo errore - spiega Farrell - spingendo il duce nelle braccia di Hitler e impedendo all'Italia di percorrere, al momento della seconda guerra mondiale, una strada simile a quella scelta dal generale Franco». Il dubbio che coglie l'interlocutore, ascoltando il nuovo biografo di Mussolini, è quello di trovarsi di fronte a un nostalgico del Ventennio. Glielo diciamo, ma Farrell smentisce. «Ho solo studiato una delle figure più importanti del '900, senza lasciarmi condizionare dai conformismi. Sono anche convinto che Mussolini, al di là delle leggi razziali del '38, fino a quando esercitò appieno la sovranità sul suo Paese, rifiutò ogni cooperazione attiva alla deportazione degli ebrei. L'ho scritto e lo ripeto: salvò più ebrei il duce che Schindler. Io non sono né un nostalgico del regime, né un fascista. Sono solo un inglese». Non ci resta che attendere la versione italiana del «Mussolini» di Farrell. Quel giorno ne vedremo delle belle.

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