Una canzone per Jannacci

Ma oltre ad esser stato una delle voci più popolari della radio, Sandro Ciotti ha frequentato, con ardore e soddisfazione, il mondo dello spettacolo. Sincero amante della musica - studiò anche il violino, sotto la direzione del professor Archibugi, primo violino dell'orchestra dell'Augusteo e nonno della regista Francesca Archibugi - fanatico del jazz e addirittura orchestrale nell'Orchestra Mille Stelle (dove militavano il futuro chirurgo Mario Giordani, nonché Sergio Giubilo, destinato a diventare suo collega radio-Tv), Sandro Ciotti si è sempre espresso con competenza e lucidità. Se nel calcio le sue radiocronache arricchite da variazioni diventate presto marchi di fabbrica - per esempio «il terreno perfettamente agibile, la ventilazione inapprezzabile e gli spalti gremiti ai limiti della capienza» - allo stesso modo nella musica il garbo e l'intelligenza non erano mai disgiunti da qualche striatura sferzante. Come quella volta che, commentando il brano di un cantante che non era di suo gusto, Alberto Camerini, disse che «avrebbe fatto meglio a rimanere negli stessi». Amico di Bruno Martino, Marino Barreto, di quasi tutti i jazzisti italiani, scrisse anche qualche canzone, la più gustosa delle quali rimane «Veronica». La scrisse per Enzo Jannacci, dopo averlo ascoltato per la prima volta alla latteria Shanghai di Milano; un brano ironico, manco a dirlo, per il quale aveva molto pudore («ho cercato di stroncare sul nascere la carriera di Jannacci»). La grande passione di Sandro Ciotti è stata il Festival di Sanremo, che seguì ininterrottamente per quarantasei edizioni (record difficilmente attaccabile), dal 1957, anno in cui trionfò la coppia Claudio Villa-Nunzio Gallo con «Corde della mia chitarra» fino all'edizione del 2002. Eppure in certe occasioni non era stato tenero con Sanremo, come quando disse che «rappresentava il trionfo dell'Italia che evade, sia dallo stress quotidiano sia dal fisco». Al Festival di Sanremo, lo storico organizzatore Gianni Ravera gli tolse il saluto, perchè nell'edizione 1985 se la prese con Patty Brard, supervalletta olandese, originaria della Nuova Guinea e sposata con un nipote di Agnelli. Commentò Sandro Ciotti alla radio: «Tenuto conto della pervicace esterofilia e del rispetto per il potere che da sempre fruga la platea del Festival, il suo successo è scontato». Fortunatamente quella volta Sandro si sbagliò.