Discografici, nasce un colosso. Creatività a rischio

L'americana Aol Time Warner e la tedesca Bertelsmann (che a suo tempo rilevò il colosso americano Rca) hanno intenzione di fondere le loro attività musicali. L'intenzione è chiara: rivaleggiare adeguatamente con altri colossi del settore, come Vivendi Universal e la britannica Emi. Anche l'autorevole «Wall Street Journal» ha commentato ieri sui contatti ravvicinati fra Warner Group e Bmg. La prospettiva sarebbe quella di dar vita ad una partnership in cui ciascuna delle società avrebbe il 50% del capitale. Ad essere in sofferenza sarebbe soprattutto la multinazionale tedesca, che ha chiuso i primi tre mesi del 2003 in forte disavanzo: meno 58 milioni di euro e vendite in calo dell'8,5%. Secondo i responsabili finanziari del gruppo, ciò costituirebbe l'effetto diretto della flessione dei consumi americani in seguito alla guerra con l'Iraq. Fin qui i dati tecnici e le cifre. Ma fra i due gruppi resterebbero alcune divergenze circa il valore da dare ai rispettivi ruoli in vista del matrimonio. In caso di fusione, la nuova società potrebbe contare fra l'altro sui diritti relativi a rock star come Madonna, Christina Aguilera, Led Zeppelin e molti altri, al punto da rendere più competitiva la rivalità con Vivendi Universal. Fra l'altro gli artisti non sono stati informati e molti potrebbero opporsi, avendo anche un contratto tale che consentirebbe loro di esprimere dissenso. Come si vede, anche dal punto di vista internazionale, l'aria che circonda la discografia non è buona. Prova ne sia che Ted Turner, ex marito di Jane Fonda, ha abbandonato questa settimana il suo incarico di vicepresidente della Time Warner, vendendo 60 milioni di azioni, incassando dall'operazione quasi 800 milioni di dollari. In Europa è la britannica Emi, la storica etichetta dei Beatles, a conoscere giorni di continui cali, arrivando a perdere il 12,4% del suo valore. Un cattivo andamento causato principalmente dalle concentrazioni già concluse e da quelle in atto e c'è già chi sostiene che la Emi possa rimanere ai margini del processo di consolidamento del settore, fortemente leso dalla pirateria. Dal punto di vista artistico non sarà certo la politica della concentrazione a risolvere le difficoltà del settore. Se è vero che i colossi del settore stanno da tempo puntando tutto sulle fusioni è altresì inequivocabile che ciò comporta dei gravi rischi sul repertorio e sulle scelte artistiche. Da questo punto di vista il problema principale della discografia è l'omologazione, il continuo sfornare prodotti simili, livellati in basso, poveri di idee e zeppi di furbate e di trucchi per attirare i teenagers. Totalmente asservite alla discografia sono inoltre le emittenti di video-musica, che negli Stati Uniti svolgono una funzione promozionale efficacissima. Ormai non vale più nemmeno l'ambito alternativo delle piccole etichette indipendenti, le cosiddette «indie», le quali, pur di sopravvivere, sono ben contente di farsi acquistare. È il caso della Zomba - casa discografica non proprio alternativa, visto che ha in scuderia campioni della musica che ricerca il consenso giovanile come Britney Spears e i Backstreet Boys - acquisita dalla Bertelsmann per 2,7 miliardi di dollari. Insomma, per la creatività sono in arrivo tempi duri.