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LA CASA DEI MANGHI BLU

Tutta la storia dell'India nell'epopea di una famiglia

Un'impresa, questa, tanto eccezionale agli occhi dell'autore da indurlo a farne il nucleo centrale dell'intera narrazione. Ma, per il resto, nulla di autobiografico in questo «La casa dei manghi blu», romanzo d'esordio dell'indiano David Davidar, tradotto da Vincenzo Vega per i caratteri della Casa Editrice Bompiani. Dove al contrario tutto è frutto di una fertile fantasia che, insieme ai numerosi personaggi, resi tutti con evidenza di tratteggio, inventa i luoghi stessi della vicenda, incastonandone peraltro usanze e confini entro assetti storici e geografici di realistica esattezza. Mentre la narrazione procede sul filo di un linguaggio agevole e piano, capace di delineare vastità ampie di paesaggi che acquietano l'anima. Paesaggi verdeggianti di raccolti o sconvolti dai monsoni, che s'intrecciano come uno sfondo di natura immanente e di spiritualità profonda alla lunga saga familiare narrata dall'autore. Dove le vicende di una potente famiglia di coltivatori si snodano di pari passo col cambiare di un'India sfruttata e mai capita dai suoi colonizzatori.
Che qui si dispiega con le complesse sfaccettature di una cultura millenaria e raffinata, contraddittoriamente punteggiata di infinite fedi ed etnie, di problemi di casta mai risolti, di retaggi antichi e di fermenti innovativi di modernità e di progresso. A partire dalla primavera del 1899 e dalle vicende del capostipite Solomon, inquadrate su un'epopea di civiltà contadina che, con la purezza istintiva della natura, affronta i suoi problemi sulla forza delle armi e dell'orgoglio. E che man mano si allontana sullo sfondo con la solitudine ribelle del primogento Aaron, distrutto dalle torture subite in prigione, il sogno patriarcale del fratello Daniel, pronto a sfruttare il suo successo di medico per fondare la grande colonia della sua famiglia, il tentativo di autonomia del figlio Kannan, inutilmente illuso di poter vivere da pari fra i piantatori inglesi. Mentre il paese stesso va mutando sull'onda di un sempre più consapevole diritto di nazione. La casa dei manghi blu è il luogo del cuore. Quello a cui tornare, guardando con fiduciosa speranza all'Indipendenza.
David Davidar, «La casa dei manghi blu»
Bompiani, 525 pagine, 19 euro

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