di TIBERIA DE MATTEIS IRROMPE alla ricerca del portafoglio, proponendo una ricompensa allo spettatore ...

Il pregiudizio sull'avidità degli ebrei è smentito dall'anziano protagonista, condannato a vagare da 3500 anni per aver partecipato alla raccolta di fondi per l'erezione del biblico vitello d'oro, che ha attraversato il mondo ed è giunto ormai a considerare la sua erranza un grande privilegio. Con il distacco di chi ha molto viaggiato e vissuto, questo piccolo eroe della diaspora ha imparato a muoversi fra le trappole della logica e i paradossi della religione come testimonia il suo dubbio che gli ebrei non siano stati puniti soltanto per il peccato di idolatria, ma soprattutto per aver bloccato tutto il contante in una statua. E il percorso teorico prende l'avvio dimostrando la necessità che il denaro circoli liberamente come il sangue, a dispetto di ogni concentrazione e disuguaglianza. I mali del mondo non sono determinati dal cattivo funzionamento dell'economia, bensì dalle lacune etiche degli esseri umani in una lettura del destino atavica e disincantata che fa sorridere almeno quanto commuove. Ovadia sembra infatti aver privilegiato una chiave rassegnata e funesta per questo suo pastiche di storielle, melodie, canti, danze e sketch, restituito in un'atmosfera rituale più che ludica insieme alla talentosa Lee Colbert, all'ostinato capitalista di Roman Siwulak, al cassiere errante Vincenzo Pasquariello e a un'orchestra con virtù interpretative composta da sei musicisti. Lo spettacolo decolla nel secondo tempo con passaggi canori struggenti, che rivendicano alla tradizione yiddish la potenza originaria di sonorità etniche e jazzistiche, momenti di denuncia silenziosa come la processione per l'acquisto della stella di David e un finale di vigorosa impronta polemica che ricorda le aberrazioni della nostra società con il venti per cento del pianeta dedito allo sfruttamento dell'ottanta per cento delle risorse globali.