Esce un disco di Marquez e Fuentes. Fu registrato a Parigi nell'82, in una notte bohémienne

Ma la vera notizia è che dietro al duo si celano Gabriel Garçia Marquez e Carlos Fuentes, vale a dire due giganti della letteratura contemporanea, amici da tempo e complici di nottate a base di letteratura, bevute e, lo scopriamo ora, improvvisazioni canore. Si tratta di registrazioni risalenti a ventuno anni fa, raccolte durante una nottata bohémienne e gelosamente conservate da Carmen Barcells, la «Mama' Grande», mitica agente letteraria. Marquez, «Gabo» per gli amici, e Carlos Fuentes cantano un repertorio di musica popolare latino-americana che conoscono da ragazzi e lo fanno con molto trasporto. Le registrazioni parigine risalgono al 1982, proprio l'anno in cui Marquez ottenne il Premio Nobel per la letteratura ed è proprio l'autore di «Cent'anni di solitudine» la voce guida del duo. La miscela di temi sudamericani, caraibici, con la catena etnica che scende giù dai «barrios» newyorchesi fino al cuore della giungla colombiana, è di grande impatto. Sulle registrazioni sussiste ancora qualche mistero. In tutti questi anni sono rimaste nella casa dello scrittore Julio Cortazar, oggi scomparso, il quale non si tira indietro nel cimentarsi in vecchi tanghi di Carlos Gardel. In certi brani, dunque, gli scrittori-cantanti diventano tre. A rivelare l'uscita del disco è stato Carlos Fuentes, in occasione della presentazione del suo ultimo libro, «La silla del aguila», una mossa che ha fatto subito pensare ad un rilancio promozionale, fugata però dall'atteggiamento di Marquez, per il quale il tango, unitamente a danza, poesia e letteratura, costituisce un universo, una maniera di intendere e di vivere. Le lunghe chiacchiere, le cene interminabili nel suo mondo sono alla base dell'ansia per l'ora che fugge, lo sfasamento con la realtà, in sostanza un valore culturale radicato per generazioni di latino-americani. Settantacinque anni, colombiano, Marquez divenne famoso con «Cent'anni di solitudine», scritto nel 1967 ma pubblicato nel 1972 e salutato da grande successo di pubblico: oltre cinque milioni di copie vendute. Del resto Marquez ha sempre sostenuto di essere lo scrittore che è per aver conosciuto, assimilato quella specifica realtà, quell'atteggiamento psicologico, in sintesi la modalità universale del sentimento. Così come nelle sue pagine vive quella sapiente miscela latina che lo ha fortemente caratterizzato, allo stesso modo il folto pubblico «yanqui», cioè i nordamericani che ne hanno decretato il successo, ha trovato importanti conferme esistenziali. È stato il primo a capire che i Caraibi soffrivano per via di una definizione troppo stretta: non solo area geografica ma culturale. Moltissime le componenti, storiche, folkloriche e religiose che legano visceralmente le radici di questo scrittore, compresa la musica, che con la sua carica magica e misteriosa lo ha sempre affascinato, al punto da rendere comuni certe caratteristiche creative fra lo scrittore, il poeta e ora, sorprendentemente, il «cantante». Ma ci sono dei precedenti. Per esempio il caso di Ruben Blades, cantante panamense che nel 1987 mise in musica otto racconti brevi di Marquez. «Agua de luna» il titolo dell'album, con una carrellata di vite a perdere, prigionieri politici, preti uccisi in chiesa mentre dicono messa, camionisti ubriachi e adolescenti sedotte e abbandonate.. Ma «Gabo» vanta amicizie anche fra rockstar dell'ultima generazione, per esempio con la sua connazionale Shakira. Certo, un duetto con lei sarebbe troppo...