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Capristo "il maestro" e la sua cerchia di "fedelissimi"

Le intercettazioni che hanno portato il magistrato ai domiciliari

Valeria Di Corrado
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«Un contesto ambientale» con una «cerchia di fedelissimi» intorno al procuratore Carlo Maria Capristo, definito in alcune intercettazioni «maestro». E' ciò che emerge dall'ordinanza del gip di Potenza sull'inchiesta per le indebite pressioni a una giovane pm di Trani, in cui Capristo, attuale procuratore capo di Taranto, e altre quattro persone sono finiti agli arresti domiciliari. Tra i «fedelissimi che comandano a Trani», sono inclusi gli indagati. Tale cerchia includeva funzionari, pubblici dipendenti ed imprenditori, in un legame «non solo di tipo professionale, orientato a privilegiare gli interessi personali dei suoi componenti». Capristo è accusato di avere fatto pressioni su una sua pm per aggiustare un processo. Tentata induzione indebita a dare o promettere utilità, falso e truffa, i reati che gli vengono contestati. Oltre che per il procuratore di Trani, la custodia cautelare è scattata nei confronti di un ispettore di polizia, Michele Scivittaro, e tre imprenditori attivi in provincia di Bari: i fratelli Giuseppe, Cosimo e Gaetano Mancazzo. Per la Procura di Potenza (competente per i reati commessi dai magistrati in servizio a Taranto), proprio i fratelli Mancazzo approfittarono dell'amicizia con Capristo - all'epoca procuratore capo di Trani e, quindi, gerarchicamente superiore alla dottoressa Silvia Curione, che chiamava in modo paternalistico "bambina mia" - per fare pressioni sulla giovane sostituto procuratore con «modalità concertate e spregiudicate» per indurla «a perseguire in sede penale, senza che ne ricorressero i presupposti di fatto e di diritto, la persona che gli stessi imprenditori avevano infondatamente denunciato per usura in loro danno, in modo da ottenere indebitamente i vantaggi economici e i benefici conseguenti allo status di soggetti usurati». Tali modalità si sono concretizzate in una «richiesta esplicita e diretta al pm Curione di formulazione dell'imputazione, con invio di un uomo di fiducia del procuratore, quale l'ispettore Scivittaro». Tentativo non andato a buon fine «per la ferma opposizione del giovane magistrato di Trani». Anzi, importante sarebbe stata la collaborazione della pm per consentire ai colleghi potentini di sviluppare le indagini che hanno condotto agli arresti di ieri. «Quando lo Scivittaro venne nel mio ufficio per perorare la causa dei Mancazzo, eravamo nell'aprile del 2018, sapevo perfettamente - si legge nel verbale della pm di Trani Silvia Curione - che Capristo all'improvviso, pochi mesi prima, mutando del tutto il suo atteggiamento (prima molto cordiale, di grande stima professionale e di stretta collaborazione), aveva preso a trattare mio marito con estremo distacco». Il marito della Capristo, infatti, Lanfranco Marazia era in quel momento in servizio a Taranto, come sostituto di Capristo. «A partire dal gennaio del 2018 ho vissuto presso la procura di Taranto una situazione da incubo - ha spiegato il pm Marazia ai colleghi di Potenza il 17 giugno 2019 - Avendo capito che il procuratore Capristo mi aveva preso in antipatia, temevo che potessi incappare in una qualsiasi piccola leggerezza che mi sarebbe stata immediatamente contestata almeno disciplinarmente (...) Quando mia moglie mi raccontò che era stata avvicinata dallo Scivittaro in nome del Capristo per una sollecitazione tesa ad ottenere un certo esito di un procedimento in favore di imprenditori asseritamente legati a Capristo (sollecitazioni che ovviamente mia moglie non raccolse), mi preoccupai ancora di più in quanto questo ulteriore affronto avrei potuto pagarlo personalmente in quanto comunque ero un sostituto di Capristo e quindi soggetto ai suoi poteri di capo dell'ufficio». Indagato nella stessa inchiesta anche l'ex procuratore di Trani Antonino Di Maio (successore di Capristo), tornato da un paio di mesi a Roma come sostituto, dopo che Renato Nitti, già pm a Bari, ha vinto il ricorso alla giustizia amministrativa contro la nomina del collega. Di Maio è accusato di abuso d'ufficio e favoreggiamento. «Io mi riservai in sua presenza - ha spiegato la pm di Trani Curione - di mettergli tutto per iscritto, in cuor mio pensavo di fare, come poi ho fatto, una relazione scritta più completa non appena avessi ricevuto le trascrizioni delle intercettazioni (...) Ricordo che il procuratore Di Maio disse che così facendo avremmo dato stura a chissà a quali scenari. In altri termini mi disse che andavamo a fare un'attività molto delicata, che poteva portare al coinvolgimento di un altro collega e che in questi casi bisogna essere molto prudenti». Secondo il gip potentino, Capristo e Scivittaro sono gravemente indiziati anche di truffa ai danni dello Stato e falso. L'ispettore, con l'avallo del procuratore che controfirmava le sue presenze in servizio e i suoi straordinari, anziché lavorare negli uffici della Procura di Taranto, rimaneva a casa o si occupava di faccende proprie. «In alcuni casi, inoltre, era lo stesso Capristo ad affidargli trasferte che non avevano a che fare con le mansioni lavorative». Capristo ha respinto, per bocca del suo legale, «in maniera netta ogni accusa e rivendica dignità, legalità e rispetto della funzione da sempre». È stata spesso sotto i riflettori nazionali negli ultimi 10 anni la Procura di Trani. Molte le inchieste clamorose, tra cui quella del sostituto procuratore Michele Ruggiero sulle agenzie di rating (il processo si è concluso con 7 assoluzioni) e su Rai-Agcom. Quest'ultima indagine, che risale al 2010, quando Capristo era già procuratore capo a Trani da un paio di anni, arrivò a coinvolgere anche il presidente del Consiglio dell'epoca, Silvio Berlusconi, per presunte pressioni che avrebbe esercitato sui vertici dell'azienda televisiva di Stato per censurare la trasmissione Annozero di Michele Santoro. Risale al 2016, invece, il caso scoppiato su alcune foto del sostituto procuratore Simona Merra, che indagava sulla strage dei treni sulla linea ferroviaria Andria-Corato. La pm, ritratta a una festa in atteggiamento amichevole e scherzoso con l'avvocato di uno dei principali indagati per la tragedia, decise di abbandonare l'inchiesta. Risalgono a gennaio 2019, invece, gli arresti da parte della Procura di Lecce (competente per territorio) di due magistrati, già in servizio a Trani anche all'epoca in cui procuratore era Capristo: il gip Michele Nardi, ancora in carcere, e il pubblico ministero Antonio Savasta, ora libero e a giudizio con rito abbreviato. Nell'indagine su quello che venne definito il "sistema Trani" risultarono coinvolti imprenditori e avvocati, oltre a un ispettore di polizia. Ai due magistrati, al momento dell'arresto in servizio al tribunale di Roma, sono state contestate le accuse di associazione a delinquere, corruzione in atti giudiziari, falso ideologico e materiale, perché avrebbero garantito esiti processuali favorevoli in alcune vicende giudiziarie in cambio di ingenti somme di denaro e in qualche caso di gioielli e diamanti e altre utilità. A giudizio a Lecce, anche lui con rito abbreviato, un altro ex pm di Trani, Luigi Scimè, sempre per corruzione in atti giudiziari. L'accusa a fine gennaio scorso ha chiesto la condanna a 10 anni e 8 mesi per Savasta (che a Trani aveva indagato nel 2006 il governatore della Banca d'Italia dell'epoca Antonio Fazio e il presidente della Consob Luigi Spaventa) e 4 anni e 4 mesi per Scimè. Nardi è a giudizio con rito ordinario e si trova recluso nel carcere di Matera. Ad aprile la richiesta di scarcerazione per problemi di salute, presentata dalla sua difesa, è stata respinta.

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